venerdì, 31 luglio 2009

donbagetbozzoQuando decisi di creare questo blog dedicato alla politica, mi venne in mente di chiamarlo "ideapolitica" ignorando colpevolmente che Don Gianni Baget Bozzo aveva chiamato il suo giornale on line "ragionpolitica" ma ciò appartiene alle misteriose e insondabili assonanze tra persone e cose lontane nello spazio e nel tempo. Poi scrissi a Don Gianni un'e-mail con la quale lo informavo dell'esistenza del mio blog, invitandolo a leggerlo e a commentarlo. E Don Gianni, mente eccelsa e uomo di grande spirito e umiltà, non fece mancare la sua risposta, dolce come quella di un padre spirituale e incoraggiante come quella di un mentore che sa che i grandi spiriti devono guidare quelli piccoli. Don Gianni non c'è più, ma la sua eredità morale e culturale non ci lascerà.

E' anche grazie alla sua breve ma stimolante risposta che io trovo la forza e la motivazione per continuare questa piccola avventura di pensiero. Queste furono le parole che Don Gianni mi scrisse commentando il mio blog che, all'epoca, si occupava soprattutto, in modo sapido e divertente, di comunicazione politica:

Da Don Gianni Baget Bozzo a Franco Forchetti

23 dicembre 2008

"Caro Franco,

che il tuo blog sia benedetto. Non conosco il tuo libro e sono sempre stato incuriosito dalla semiotica, ma è un universo che mi sono interdetto avenda già troppi interessi.

Dai tuoi testi vedo che ti sei molto divertito e fai divertire chi ti legge, anche se affronti il "deserto creativo".

 

Con affetto

Gianni Baget Bozzo

berlusconi2Silvio Berlusconi ricorda il caro Don Gianni

Alla sua morte il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi lo ha così ricordato:

"E’ morto don Gianni Baget Bozzo. Il nostro amatissimo don Gianni. L’amico, di grande tempra intellettuale e spirituale, che ha accompagnato, fin dai primi passi, la nostra avventura di popolo. L’incontro con Forza Italia ha segnato ed attraversato gli ultimi, luminosi e fecondi vent’anni di vita di questo grande sacerdote, intellettuale e testimone del ‘900 e della realtà contemporanea. Con la pietas del cristiano di fronte alle tragedie della storia.

Pochi ricordano le sue avventure spirituali, le associazioni di fedeli che aveva guidato con rara sensibilità: don Gianni era un mistico che portava il peso della sua grandezza in un periodo storico spesso dominato dalla mediocrità. Ma Gianni, il nostro Gianni, non era amaro con il mondo, che amava. Egli sperava contro ogni speranza.

Mi mancherà l’amico, il confidente, il consigliere, che ascoltavo più di ogni altro e che sentivo aderire intimamente a tutti i miei pensieri e a tutte le mie intuizioni. D’ora in avanti mi mancherà per le scelte importanti da assumere in un tempo in cui il suo pensiero lucido, forte e profondo, sarebbe stato per me un conforto e un punto di riferimento fondamentale.

Con la sua scomparsa avverto non solo un grande dolore ma anche un vuoto e una mancanza che sarà difficile colmare".

Silvio Berlusconi

(fonte: http://www.governo.it/Presidente/Comunicati/dettaglio.asp?d=45233)

 

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martedì, 28 luglio 2009

L'ETERNA QUESTIONE MERIDIONALE

Ecco ciò che ho scritto commentando un articolo arguto di Luigi Crespi sul futuribile Partito del Sud sul suo blog http://luigicrespi.clandestinoweb.com

"Le osservazioni sulla cattiva comunicazione di questo futuribile partito del sud sono ineccepibili. A tutt’oggi suona più come un “guardate che ci siamo anche noi” in funzione avversa all’asse Bossi-Tremonti che non un progetto politico preciso in grado di cristalizzarsi in una formazione permanente. Ma ciò che mi chiedo è se abbia ancora senso fare una politica economica unitaria per il paese o se, piuttosto, non sia più sensato pianificare politiche economiche calibrate sulle moltepici realtà socio-economiche del paese. Col federalismo tutto ciò sarà ancora più difficile perché, senza i soldi dal governo centrale, le regioni meridionali annaspano, a meno che non si cominci a pensare a soluzioni estreme come le zone franche, le gabbie salariali e la fiscalità di vantaggio per attirare economia buona e low cost che comincia a cacciare via l’economia malsana delle organizzazioni criminali. Insomma la questione meridionale sembra più complessa di quanto lo fosse nell’Ottocento. Auguriamoci buona fortuna".

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categoria:sud , mpa , lombardo, crespi luigi
venerdì, 24 luglio 2009

berlusconi2In attesa che l'antiberlusconismo divenga disciplina olimpica nella quale possano cimentarsi veterani ex membri del PCUS, intellettuali della prima ora, intellettuali relativisti ma fondamentalisti solo nei confronti di Sua Emittenza, scapoli dalla mente eccelsa e zitelle senza buco, è fuor di dubbio che esso è assurto ormai a dignità di scienza. Giunge voce che alcuni atenei siano in procinto di inaugurare cattedre di Fenomenologia del Berlusconismo, di Letterature comparate di scritti antisilvici, di Teoria e tecniche del giornalismo antiberlusconico e di Filosofia immorale.

E' innegabile, altresì, che l'antiberlusconismo, ormai materia accademica nonché argomento da bar dello sport, abbia assunto negli anni molteplici forme: da principio l'antiberlusconismo si sostanziava nella tediosa e veneranda questione del conflitto di interessi e nella consunta argomentazione della discesa in campo come foriera di nuove ricchezze per il Cavaliere. Una volta chiaro che proprio la discesa in campo del Cavaliere fece crollare il sogno di Silvio di dedicarsi anima e corpo a fare di Mediaset un colosso mondiale della comunicazione (come invece è riuscito a Murdoch e alla sua Sky) e che quindi semmai Berlusconi ci ha rimesso nel fare politica, l'antiberlusconismo ha cavalcato allo sfinimento l'argomento delle leggi ad personam, dimenticando che la storia italiana è costellata di poteri costituiti che emanano norme consustanziali al potere e che quindi nihil sub sole novi.

La nostra democrazia è ancora troppo giovane e acerba per aspettarsi un Potere che non venga viziato dalla tentazione di normare a suo favore. Poi l'antiberlusconismo è diventato antigerontocrazia. Berlusconi non andava più bene perché, come Prodi, già vecchio ed espressione delle élites gerontocratiche. Da capo di una democrazia del denaro Berlusconi a capo di una democrazia personalistica a supremo reggente di una gerontocrazia. Ma l'antiberlusconismo, come l'araba fenice, non muore mai e trova un'ulteriore ipostasi: Berlusconi è oggi vittima dell'ennesima malcelata accusa. Quella di essere il reggente di una Pornocrazia. Il vile e squallido tentativo di deteriorarne l'immagine politica, indugiando morbosamente sui particolari della sua vita sessuale, ponendolo nella cattiva luce di un leader libertino e licenzioso.

Ma mai come ora l'antiberlusconismo ha perduto smalto e linfa: divenuto grottesco e impotente, esso deride la presunta esuberanza sessuale del Premier, dimenticando che la cultura nazionale (non quella delle élites, ma quella nazional-popolare, quella definibile, semioticamente, come cultura media) se ne infischia della vita sessuale degli uomini di potere e, ammesso che se ne interessi, è sempre pronta a premiare il più spavaldo e il più coraggioso. L'antiberlusconismo è ormai morente, destinato a diventare archeologia di se stesso, e, allorché il Cavaliere sarà lontano dalla scena politica, ci si chiede che fine faranno i suoi nemici pieni di livore che, non avendo più l'antico nemico che dava loro senso, faranno i conti con la loro essenza che non c'è.

Franco Forchetti

domenica, 05 luglio 2009

MEDITAZIONI SULLA DEMOCRAZIA

 

Le recenti vicende sembrano invocare una riflessione dei pochi e dei molti sulla natura dello stato e sul senso della democrazia. E' giusto riformare una carta costituzionale che non è più specchio dei tempi: serve però un'evoluzione e non un'involuzione statolatrica o governocentrica. Il Parlamento serve ancora? Naturalmente sì e serve più che mai. Il gioco degli equilibri di potere deve mantenersi intatto: la democrazia è l'effetto di un precario equilibrio tra i poteri, non un dato di partenza. Mi chiedo altresì se in questo momento storico servano governi decisionisti e unilaterali o governi di larghe intese. Siamo sicuri che in tempi oscuri come questi il decisionismo governocentrico sia da preferirsi alla mediazione interpartitica e interclassista. La fine del leaderismo coinciderà con l'eclisse di Berlusconi. D'Alema invoca la fine del leaderismo ma scongiura un ritorno alla partitocrazia. La Politica governerà, almeno in questa fase storica, l'Economia. La tigre della globalizzazione ha ritrovato colui che la tiene al guinzaglio. Meditiamo.

Prof. Franco Forchetti

forchetti@gmail.com

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categoria:democrazia, costituzione, berlusconi, partiti, dalema
domenica, 05 luglio 2009

Dal Diario deflaianogli errori di Flaiano - Appunti scritti nel 1968

"(...) L'inps assediata, gli statali in sciopero, il turismo regredisce, i treni ritardano, crisi dell'istituto familiare, la crisi dei partiti, la crisi delle correnti dei partiti, il Mezzogiorno in crisi, I Cinesi preparano una sorpresa?, gli arabi preparano la guerra?, I russi nel Mediterraneo, La sinistra in crisi, il centro-sinistra in crisi, Fine del Parlamentarismo? (....)"

Qualcosa è cambiato nell'Italia del 2009?

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