lunedì, 19 gennaio 2009

Franco Forchetti


La sfida dopo la sfida. Come Chiodi e Costantini hanno comunicato dopo il voto


Comunicare contro e comunicare per

Anche se le elezioni si concludono non termina la sfida della comunicazione. Perché i grandi sfidanti hanno bisogno di comunicare ai cittadini anche nella fase successiva al voto. Il vincente può scegliere di autocelebrarsi e incensarsi oppure di far vedere che non è tanto importante magnificare la propria vittoria quanto dimostrare che ci si vuol mettere subito al lavoro per il bene della comunità. Ed è quello che ha fatto saggiamente Chiodi. Chi perde, invece, può decidere di fare autocritica e analizzare lucidamente la sconfitta, mostrandosi disponibile a contribuire, anche dai banchi dell’opposizione, al governo, oppure può scegliere la strada dell’invettiva, del “j’accuse”, della lotta senza tregua. E Costantini ha optato per quest’ultima via. Da principio ha lasciato intendere di non essere stato adeguatamente supportato dalla sua coalizione. Successivamente ha lanciato strali contro Berlusconi accusandolo di aver fatto “concussione elettorale” in Abruzzo. Il candidato dell’IDV è consapevole che la linea “dura” di opposizione al Cavaliere, sia in parlamento che in competizione elettorale, ha generato una crescita dei consensi per il partito di Di Pietro che, in buona parte, sono stati sottratti al PD. Ma è innegabile che un simile atteggiamento comunicativo crea livore e tensione nella società politica italiana, alimentando il meccanismo perverso della delegittimazione dell’avversario che mina alla base la credibilità del sistema bipolare.
Mentre Costantini sembra scegliere di comunicare contro (contro la sua coalizione e contro Berlusconi), Chiodi percorre la via del comunicare per (per il governo e per la costruzione del futuro).
Mai Chiodi è apparso così persuasivo e convincente come all’indomani della vittoria. Paradossalmente più persuasivo di quanto non lo fosse stato nella campagna elettorale. Una volta proclamata la sua elezione a governatore, ha parlato ai giornalisti e alla sua gente con l’ormai proverbiale understatement, con decisione e lucidità programmatica, senza la iattanza facile del vincitore, con pragmatismo, con la spontaneità di un uomo emozionato e affascinato, al contempo, dalla sfida, con l’umiltà costruttiva di chi chiama a raccolta tutte le energie. Uno stile che, in qualche frangente, ha ricordato quello del discorso di Obama dopo la vittoria elettorale.
Chiodi dice di voler essere il “sindaco di tutti gli abruzzesi” e di preferire tale qualifica a quella troppo “istituzionale” e “pomposa” di governatore. Non è solo un fatto terminologico, perché definirsi “governatore” significa, secondo Chiodi, porre troppo distanza tra lui e i cittadini. Sicuramente una dichiarazione che si mostra coerente con la sua campagna elettorale nel segno dello slogan “Casa Abruzzo. Si governa tutti insieme”. E’ vero che, in zona cesarini, la comunicazione era diventata più energica con il nuovo spot video (“E’ il voto che vale di più”) e con gli slogan dei manifesti (“Un Abruzzo più forte”; “Un Abruzzo più fiero”), ma, di fatto, la spina dorsale dell’intera campagna era rimasta quella di una visione partecipativa e orizzontale del governo regionale.
Forse davvero Chiodi, come qualche altro analista politico ha rilevato, è più uomo di governo che sfidante elettorale, più adatto alla stagione della governance e della mediazione che non a quella della competizione pura e dura delle urne. Del resto l’immagine che passa attraverso i media è quella di un governatore (o “sindaco” della regione), amante della musica classica e delle buone letture, moderato nei toni e dotato di grande autocontrollo, che ha celebrato il suo trionfo senza trionfalismi, com’era giusto che fosse in un clima così difficile e preoccupante per l’Abruzzo. Una lezione di classe politica.

Prof. Franco Forchetti
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martedì, 16 dicembre 2008

Articolo pubblicato sul quotidiano Abruzzo Liberale (www.abruzzoliberale.it) 14 dicembre 2008

 

 

 

berlusconi2dalemaveltroni2L’Abruzzo crocevia della politica nazionale

 

 

Il d-day è arrivato. L’elezione “più lunga” consacrerà l’Abruzzo come il crocevia della politica nazionale. Alla periferia dell’impero, per usare il titolo di un libro di Umberto Eco, nella terra vergine cara a D’Annunzio, si svolge una battaglia dove sono in gioco molti destini: la verifica del consenso elettorale per il PDL, la leadership di Veltroni nel PD, la legittimazione del ruolo egemone di Di Pietro nel centrosinistra. Lo si capisce dal fatto che nei giorni passati i grandi leader nazionali – ma anche ministri, sottosegretari ed esponenti del governo ombra di Veltroni – hanno attraversato freneticamente l’Abruzzo  come se la disfida locale tra Chiodi e Costantini fosse diventato l’Armageddon della politica italiana.

Il sondaggio Digis diffuso ai primi di Novembre comunicava un vantaggio di Chiodi su Costantini di 7,5 punti. Sembrava che tutto dovesse svolgersi secondo copione (vittoria certa e poca attenzione nei palazzi romani alle vicende d’Abruzzo) se non fosse che eventi nazionali e locali si sono incrociati facendo dell’Abruzzo lo scenario di sfide ufficiali e notti dei lunghi coltelli.

 

 

I numeri che spiegano la crociata d’Abruzzo del Cavaliere

 

crociata1D’altro canto i sondaggi dell’istituto Crespi (www.crespiricerche.it) sulle intenzioni di voto nel mese di novembre a livello nazionale rivelano una flessione di 1,5 punti percentuali del PDL rispetto al mese precedente (anche se il Popolo della Libertà fa registrare comunque una crescita di consenso rispetto alle elezioni politiche), mentre sulla sponda PD lo stesso istituto segnala in novembre una ripresa lieve dei consensi (che comunque non riesce a riportare il PD ai livelli delle politiche), subito smentita da un recentissimo sondaggio dell’ISPO di Mannheimer che rivela un crollo del partito di Veltroni dal 30 al 27% con circa un milione di voti persi in due settimane a causa della questione morale. Sempre per l’ISPO il PDL rimane il primo partito al 39% mentre impressiona la crescita di Di Pietro che raggiunge quasi l’8% dei consensi. Ovviamente non vengono divulgati sondaggi ufficiali sulle elezioni abruzzesi ma voci di corridoio danno un Costantini in forte recupero sull’avversario, benché si abbia la sensazione che in Abruzzo PD e IDV facciano campagne “parallele” ma non “convergenti”: il valore aggiunto della campagna lunga di Costantini, se sommato alla crescita nazionale dell’IDV, comincia a preoccupare il PDL, perché in tal modo si vanifica il crollo di consensi per il PD. Se a ciò si aggiunge il rischio di un forte livello di astensione elettorale – che storicamente tende a penalizzare più il centrodestra che il centrosinistra – si comprende come fosse inevitabile una discesa in campo forte del Cavaliere in terra d’Abruzzo.

D’altronde Berlusconi sa che la comunicazione elettorale è determinante nella vittoria. Negli ultimi anni l’elettore medio è cambiato: ha smesso di essere “ideologizzato” e fortemente ancorato a un partito ed è divenuto un “elettore” volatile che probabilmente cambia schieramento in ogni tornata elettorale. Gli esperti parlano di “fedeltà leggera” dell’elettorato. Eccezion fatta per gli attivisti, i militanti di partito e i simpatizzanti, il resto dell’elettorato è potenzialmente ondivago, in grado di spostarsi con facilità da una polarità politica ad un’altra, senza traumi ideologici o morali; ma esso è anche quello potenzialmente più attaccabile dal virus dell’astensionismo. Ed è a questo punto che la comunicazione elettorale (in tutte le sue forme: dagli slogan agli spot ai grandi eventi) svolge il suo ruolo cruciale: quello di indurre anche l’elettore indeciso, ondivago, incerto, demotivato ad esprimere un consenso. Alcuni obietteranno che non si tratta sempre di un consenso razionale ai programmi, ma di una sorta di adesione emotiva, di pancia. Ma la comunicazione serve anche a questo: a far decidere emotivamente chi non vuol decidere razionalmente. Quindi, che piaccia o meno, i programmi da soli non bastano a vincere le elezioni. Servono immagini suggestive, slogan incisivi, spot persuasivi, eventi emotivamente coinvolgenti.

Berlusconi, che ha avuto il merito di esaltare il fattore comunicazione nella vita politica italiana, sa che la sua crociata d’Abruzzo era necessaria per ridurre il rischio dell’astensionismo e per orientare il voto degli indecisi.

Se il Cavaliere si interessa così tanto alle vicende elettorali d’Abruzzo, vuol dire che la posta in gioco è in alto: è vero, da un lato, che Costantini sembra guadagnare terreno su Chiodi e che quindi la presenza di Berlusconi è utile a rigenerare consenso, ma è innegabile che lo stesso Cavaliere vuole cavalcare la vittoria probabile di Chiodi (almeno alla luce dei sondaggi iniziali) e trasformarla in un test nazionale per il governo: occorre, in primo luogo, vendicare la sconfitta delle elezioni provinciali di Trento e, in secondo luogo, dare sia la spallata a Veltroni che contenere la probabile ascesa del suo vero avversario, cioè Antonio Di Pietro.

 

 

 

dalemaveltroni2“No, we can’t”. Il PD tra crisi di leadership e questione morale

 

 

Nella visione dell’imperatore romano Costantino, accanto alla croce, compaiono miracolosamente le parole “In hoc signo vinces”. Passando dal sacro al profano, nel sogno del candidato Costantini  pare  che non ci sia alcun emissario del Partito Democratico che lo esorti a vincere in nome del Partito Democratico stesso. Costantini, come Coppi, sembra essere un uomo solo al comando, cui è affidata la titanica sfida di battere la corazzata Chiodi-Berlusconi. Il responso delle urne non lo condannerà anche in caso di sconfitta perché è indubbio che l’Italia dei Valori conseguirà un risultato soddisfacente. Del resto nella famiglia PD alcuni malignano che, se sconfitta deve essere, meglio che sia la sconfitta di Costantini contro Berlusconi.  Ma gli elettori hanno percepito il clima da separati in casa tra PD e IDV e ciò peserà sulle scelte finali di voto. La partita elettorale in Abruzzo deciderà i destini dell’attuale classe dirigente del PD nazionale. Ma è probabile che sia già in corso una notte dai lunghi coltelli nella quale alcune fronde del PD attendono i risultati di queste elezioni per poter uscire allo scoperto: chissà se qualche esponente del PD, avverso a Veltroni, a proposito delle elezioni abruzzesi, abbia sussurrato, in perfetto stile Obama, in merito alla necessità di impegnarsi allo stremo per la rimonta: “No, we can’t”.

 

Prof. Franco Forchetti

Esperto di Comunicazione politica

Docente di Comunicazione

 

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martedì, 16 dicembre 2008

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Forchetti Cambio di rotta e Chiodi vince la sfida della comunicazione su Abruzzo LiberaleForchetti Costantini Chiodi e De Laurentiis. La sfida della comunicazione2Forchetti La comunicazione elettorale in Abruzzo su Abruzzo24oreForchetti La sfida della comunicazione su Abruzzo24oreForchetti L'Abruzzo crocevia della politica nazionale su Abruzzo Liberale

martedì, 16 dicembre 2008

Articolo pubblicato sul quotidiano Abruzzo24ore il 14 dicembre 2008

 

Franco Forchetti

 

La sfida della comunicazione tra i candidati

 

 chiodi casa abruzzo

 

Chiodi vince la sfida degli slogan, dei manifesti e degli spot. Ma il campione della rete è Costantini

 

La campagna elettorale, a causa del continuo incalzare di scadenze elettorali ravvicinate, si è estesa nel tempo ed è divenuta “permanente”cosicché il consenso degli elettori va mantenuto piuttosto che essere conseguito ogni volta da capo. La cosiddetta “fedeltà leggera” dell’elettore può essere conservata anche grazie all’uso delle nuove tecnologie (telefonia mobile e internet) che consentono di stabilire con l’elettore stesso un flusso relazionale costante e interattivo. Anche se molti candidati – come si è visto in queste elezioni regionali – hanno creduto che fosse sufficiente mettere in rete un programma e indicare un’e-mail. Occorre invece che il sito sia concepito e strutturato da uno staff esperto e con solide conoscenze di marketing on-line e, soprattutto, che venga gestito e aggiornato in modo efficace nel corso dell’intera campagna elettorale: bisogna rispondere alle e-mail in modo rapido, aggiornare il blog, rinnovare i contenuti multimediali, cambiare grafica e contenuti laddove si percepisca un calo di visite, pubblicizzare il sito off-line.

La centralità della tv cede, quindi, il posto ai nuovi mezzi di comunicazione (internet e cellulare), i cosiddetti new media, che trascinano anche la politica nella nuova e travolgente onda dei social network (le cosiddette community come ad esempio facebook). Le strategie di comunicazione on-line sono diventare sempre più determinanti. La vittoria di Obama è stata conseguita anche grazie ad una capillare e intensa attività di cooptazione del consenso politico on-line. Messaggistica sms, forum, blog, chat interattive, multimedialità, eventi politici in diretta web: sono queste le nuove frontiere della comunicazione politica. Le cosiddette campagne elettorali postmoderne individuano, dunque, nella comunicazione on-line un fattore strategico soprattutto tenendo conto del fatto che buona parte dell’elettorato indeciso vive nella e per la rete: un elettorato volatile, proclive al tradimento, immerso nei social network  come in un liquido amniotico, attento anche alla capacità della politica di parlare in internet.

 

Ciò è accaduto anche nella sfida tra Chiodi e Costantini.  Abbiamo provato ad analizzare le strategie di comunicazione internet messe in campo dai due candidati utilizzando una serie di criteri scelti tenendo conto dei più diffusi parametri di valutazione di un sito web e  riadattati secondo quelli che dovrebbero essere i buoni principi di una comunicazione politica via internet. Una sorte di “rating” per i siti web dei due grandi sfidanti che non ha nessuna pretesa di essere una rigorosa griglia di analisi che richiederebbe ben altri strumenti e spazi che quelli di un articolo: nessuna pretesa di esaustività e soprattutto la consapevolezza che si tratta di analisi opinabili e suscettibili di essere smentite (d’altro canto un famoso filosofo, Popper, diceva appunto che le teorie sono veramente scientifiche solo se possono essere criticate o rinnegate). A maggior ragione un articolo che non ha la pretesa di essere una teoria scientifica.

 

 

Costantini meglio di Chiodi nella comunicazione on-line

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costantini depliant 

Consideriamo anzitutto l’architettura e la struttura generale del sito web.  Si valutano, in questo caso, la struttura grafica della pagina web, la formattazione (caratteri e impaginazione), l’uso dei colori, la disposizione del testo in rapporto alle immagini. Ma tale tipo di giudizio non può prescindere da una valutazione contestuale: forme e strutture dei siti web sono cambiate nel tempo in relazione alle diverse tendenze del web. Perciò una struttura non è migliore o peggiore in senso assoluto, ma solo in relazione al contesto, agli utenti che deve raggiungere, agli obiettivi che si propone e alle mode che imperano sulla rete.

L’architettura del sito di Chiodi è molto geometrica e razionale: un sito dalla struttura classica. Mentre il sito di Costantini è concepito secondo il modello del blog anche se non si tratta di un blog vero e proprio: una struttura più moderna e più sintonica con quegli elettori che sono anche i più assidui fruitori della rete.

Nel banner superiore del sito di Chiodi si vedono la fotografia di questi, lo slogan (“il presidente”) e il simbolo del Popolo della Libertà. E’ strano che non via sia nessun richiamo all’Abruzzo: un banner non calibrato sulla territorialità. Mentre il banner superiore del sito di Costantini è dinamico dal punto di vista visivo: accanto al volto di Costantini e al simbolo del suo partito, appare, da principio, l’immagine di una spiaggia con ombrelloni con lo slogan “per lo sviluppo del turismo”; la foto di un orso con lo slogan “per il valore dell’ambiente”; l’immagine della catena montuosa detta della “della bella addormentata” con lo slogan “per il rilancio del territorio”;  e infine l’immagine di un aquilone con lo slogan “per l’innovazione e lo sviluppo”. Il banner è suggestivo e utilizza immagini molto care agli abruzzesi – tanto da essere divenuti veri e propri simboli - associandole a progetti di rilancio.

Per quanto riguarda la navigabilità e l’usabilità (ovvero la facilità del visitatore di esplorare il sito e di rintracciare facilmente le pagine che lo interessano), non vi sono differenze sostanziali e la partita finisce in pareggio. Sul versante dell’organizzazione dei contenuti e delle informazioni, si nota come i contenuti del programma di Chiodi, seppure più cospicui di quelli di Costantini, non si avvalgono di immagini o di fotografie che diano più appeal alla pagina web, né sembrano disposti graficamente in modo incisivo. Costantini invece li condensa in poche righe per ogni area tematica lasciando spazio ai commenti e alle proposte dei visitatori. La contrapposizione è quindi tra un programma “dato” e un programma “condensato” e “partecipato”. Chiodi vince nella completezza delle informazioni sul programma mentre Costantini prevale nella capacità di semplificarlo rendendolo più “digeribile” da un elettorato tendenzialmente poco incline a leggere programmi lunghi e prolissi. Dal punto di vista del livello di interattività del sito, vince quello di Costantini che sceglie un modello di sito “partecipato” dove ciascuno può lasciare i suoi messaggi e dove si invita il visitatore a usare e inoltrare il materiale elettorale. Mi sembra che nessuno dei due abbia avuto l’idea di creare una chat e magari di stabilire un orario nel quale il candidato si rendesse disponibile ad una conversazione on-line. Nell’ottica della multimedialità (ovvero della presenza di file audio e video) entrambi i siti propongono molti video anche se Costantini sembra sfruttare meglio tale opportunità elaborando un video per ogni area del programma.

Sul versante, invece, dell’efficacia comunicativa complessiva del sito, dell’ organizzazione strategica del messaggio e  della capacità di persuasione semantico-politica in relazione ai target individuati, appare chiaro che l’intento di Costantini è quello di sedurre, attraverso il sito, un elettorato giovane, dinamico, tendenzialmente non ideologizzato, che mira a votare l’uomo piuttosto che il politico: in questo caso la sua comunicazione on-line potrebbe fare centro. Ma per saperlo, con dati alla mano, si dovrebbe lavorare a un sondaggio post-elettorale nel quale si cerchi di stabilire attraverso quali canali comunicativi gli elettori di Costantini sono stati maggiormente stimolati a votare il candidato in questione.

La comunicazione di Costantini è una comunicazione abruzzo-centrica, meno “partitica” di quella di Chiodi. Ma il limite è quello di essere, paradossalmente, troppo focalizzata su Costantini nel senso che non appare nessun richiamo al Partito Democratico. La sensazione è quella di un Costantini contro il resto del mondo. Del resto l’intera campagna elettorale si è profilata come lo scontro titanico tra Costantini e la corazzata Chiodi-Berlusconi-PDL. L’urna dirà se sarà stata una scommessa coraggiosa e vincente (per l’intera coalizione) oppure una scelta da harakiri.

Il sito di Chiodi è meno “personalistico” e autoreferenziale, presentando molti richiami al Popolo della Libertà e al suo leader Silvio Berlusconi. Nelle ultime giornate di campagna elettorale, allorché il Cavaliere ha intensificato le sue visite in Abruzzo, il sito si è arricchito delle news e dei video riguardanti Berlusconi, così da polarizzarsi politicamente sulla figura di quest’ultimo. Essendo il sito web uno strumento di comunicazione che, nell’ottica della persuasione politica, è tanto più efficace quanto più calibrato sui segmenti elettorali che fruiscono maggiormente della rete, si può ipotizzare che quello di Costantini, profilandosi come uno spazio più interattivo e partecipativo, abbia potuto esercitare un maggiore interesse presso questi segmenti, pur con i limiti sopraindicati. Costanti si afferma, quindi, come il campione della rete.

 

Chiodi vince in zona cesarini nella sfida degli slogan e degli spot

 

5x3 chiodi 2 campagna6x3-piu-fiero chiodiIn casa PDL, nel frattempo, qualcuno si è accorto che la campagna di comunicazione non sembra portare i frutti sperati e così si decide, a pochi giorni dal voto, di correggere il tiro ricalibrando il messaggio elettorale. Dalla campagna soft e di understatement della prima fase si passa ad una comunicazione più energica. Il Chiodi, “inchiodato” alla scrivania e pallida imitazione del Cavaliere, lascia il posto, nel nuovo video, a un Chiodi in movimento e a uno slogan più convincente (“E’ il voto che vale di più”). Un’immagine più dinamica, meno da incumbent e più da sfidante. Nei nuovi manifesti si scelgono gli headlinesUn Abruzzo più forte” e “Un Abruzzo più fiero”. Bisogna ridare “vento” e “forza” al candidato e la nuova campagna coglie nel segno, esaltata dall’effetto carismatico sull’elettorato indeciso che la crociata d’Abruzzo del Cavaliere ha sicuramente generato.

 

Prof. Franco Forchetti

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martedì, 16 dicembre 2008

Articolo pubblicato sul quotidiano Abruzzo Liberale (www.abruzzoliberale.it) il 12 dicembre 2008

 

 

 

Cambio di rotta e Chiodi vince la sfida della comunicazione

 

      La soft campaigning della I fase

 

chiodi casa abruzzoCambio di strategia comunicativa in corso per Chiodi. A pochi giorni dalla chiusura della campagna elettorale la soft campaigning issa lo spinnaker e prende vento.

Nella fase 1 della comunicazione il PDL sceglie il claimil presidente” che, peraltro, rappresenta un leitmotiv di diverse campagne di comunicazione regionale (simile allo slogan “Il Presidente c’è”, scelto da Enzo Ghigo, governatore uscente di Regione Piemonte, alle Regionali piemontesi del 2005, quando questi sfidò senza successo il candidato del centrosinistra Mercedes Bresso): con la differenza che, mentre Ghigo vestiva i panni dell’incumbent ovvero del presidente uscente, Chiodi non è, nei fatti, un vero e proprio incumbent, avendo alle spalle solo l’esperienza di governo del comune di Teramo. Ma lo slogan preponderante nella campagna elettorale di Chiodi è “Casa Abruzzo. Si governa tutti insieme”: concepito probabilmente con l’intento di far apparire Chiodi come una sorta di “presidente-buon padre di famiglia” che reggerà le sorti della regione chiedendo agli elettori di partecipare attivamente al governo della stessa.

Quando nella pubblicità e nella comunicazione si usa il termine “casa”, si sa che si sta sfruttando un topos della persuasione pubblicitaria: il “dove c’è Barilla, c’è casa” è assurto a vero e proprio tormentone entrato a far parte dell’immaginario collettivo e dei nostri comuni modi di dire. Ed è naturale supporre che chi ha pensato lo slogan di Chiodi abbia voluto giocare sulla capacità del termine “casa” di evocare significati ed emozioni agli elettori. Si voleva far percepire una nuova idea di regione:  non già come palazzo del Potere ma come grande casa dei cittadini. L’idea avrebbe potuto essere efficace in un contesto politico ed emotivo diverso da quello in cui versa l’Abruzzo. Il PDL avrebbe potuto sfruttare meglio il clima creato dalle vicende del 14 luglio, elaborando una comunicazione più forte e aggressiva. Invece ha scelto una linea morbida, rassicurante che, come si notava altrove, stride con l’efficace campagna “Rialzati Abruzzo”. Il pay offsi governa tutti insieme” rischia di essere percepito in modo neutro e poco emotivo. Nelle ultime settimane, accanto al claim “Casa Abruzzo”, è apparso sovente quello di “Cantiere Abruzzo”, con il risultato di contrapporre due slogan che, a livello subliminale, collidono. E’ vero che una casa nasce da un cantiere, ma un conto è dire “facciamo il cantiere Abruzzo per far rialzare la regione” e un conto è dire “governiamo tutti in casa Abruzzo”: nel primo caso ci si propone come coloro che arrivano e salvano l’Abruzzo, marcando la differenza col precedente governo; nel secondo si punta sì su una visione democratico-partecipativa della governance ma si smorza l’effetto di contrapposizione alla giunta uscente. E non dimentichiamo che il PDL è pur sempre lo sfidante, il challenger, per dirla in termini velici, che avrebbe dovuto condurre una campagna elettorale all’attacco. Più efficace è lo slogan esortativo “Stai con Gianni Chiodi” che spezza la linea soft della campagna e punta alla personalizzazione delle scontro politico.

D’altro canto non si può negare che la campagna comunicativa è coerente con il profilo di personalità politica di Gianni Chiodi: il tono “familiare”, “moderato” e “democratico-partecipativo” degli slogan è in sintonia con l’understatement del candidato. Chiodi è sicuramente percepito dall’elettorato medio come un amministratore eccellente, dai modi signorili e dallo stile moderato, che coniuga cultura economica e umanistica. Anche nei confronti televisivi Chiodi appare cortese, pacato nell’eloquio e poco proclive alla polemica feroce: un gentleman della politica che rivendica a se stesso il fatto di non parlare male degli avversari (diversamente da quanto fa Costantini che esercita sistematica la vis polemica) e di volersi occupare solo della sfida ai problemi della regione Abruzzo. Un personaggio politico oscillante tra lo stile comunicativo di basso profilo di Chiamparino (all’epoca della sua candidatura a sindaco di Torino) e il proverbiale understatement di Gianni Letta: paradossalmente lontano, quindi, dallo stile del Cavaliere. Solo negli spot video Gianni Chiodi sceglie di imitare lo stile televisivo di Berlusconi, facendosi riprendere seduto dietro una scrivania. Ma mancano sia il sorriso smagliante del Cavaliere (che, fuor di ironia, ha sempre rappresentato un elemento vincente nel suo modo di far comunicazione) sia la stanza di lavoro del medesimo. L’arredamento del set televisivo di Chiodi sembra evocare più lo studio di un libero professionista che la stanza di comando di un leader. Il tono è amichevole, quasi fraterno, corroborato dal messaggio che incita l’elettore a dare il suo contributo per la “casa Abruzzo” e dallo slogan per cui “si governa tutti insieme”.  Lo spot rischia di essere percepito come una pallida imitazione degli spot nazionali di Silvio Berlusconi. Tuttavia si può ipotizzare, senza entrare nel merito della vicenda, che il caso del video “tutti i giovani del presidente”, assurto alle cronache nazionali, abbia contribuito a rendere più mediatico il personaggio Chiodi, rendendolo più popolare e sottraendolo al limbo “buonista” determinato dai toni moderati della campagna comunicativa posta in essere: cosicché l’effetto di amplificazione mediatica ha fatto sì che “tutti i giovani del presidente” diventassero “tutti gli articoli sul presidente”. Ma, esulando da tale evento, non si può negare che la campagna di Chiodi è stata svolta nel segno dell’understatement. Un understatement forse compensato sia da una più energica strategia di canvassing del candidato sia dalle campagne, più convincenti, di alcuni esponenti di Alleanza Nazionale  (si è già parlato dell’efficace e originale campagna di Alfredo Castiglione).

 

       Il simbolo che non c’è. La campagna di Costantini

 

costantini depliantIl simbolo scelto da Costantini, invece, è una sezione di triangolo bicolore (verde e azzurro) contenuta in un cerchio e all’interno di questo due headlinesCostantini Presidente” e “Dalla parte dei cittadini”: è il richiamo al logo della regione Abruzzo. Un simbolo troppo geometrico e poco semantico (ovvero poco comunicativo dal punto di vista dei significati) che appare più adatto al branding aziendale o sportivo che alla simbologia partitica che ha bisogno, invece, di loghi più identificabili e suggestivi. Non appare alcun riferimento al Partito Democratico che pure è nella coalizione: forse perché la corsa di Costantini per la Regione è iniziata prima della celebrazione delle nozze difficili con il PD. Costantini sceglie, alla stregua di quello che fece Riccardo Illy, candidato alla Presidenza del Friuli-Venezia Giulia alle elezioni del 2003, una campagna ad “alta densità di contenuti”. Anche se spesso Costantini sembra fare “ipercomunicazione” cercando di riempire il suo spazio comunicativo con troppi contenuti, rischiando sia un effetto di overloading (sovraccarico) della memoria dell’elettore, sia un effetto di overclaiming (eccesso di promesse elettorali).

 

 

        E’ la campagna che “vale di più

 

5x3 chiodi 2 campagna6x3-piu-fiero chiodiIn casa PDL, nel frattempo, qualcuno si è accorto che la campagna di comunicazione non sembra portare i frutti sperati e così si decide, a pochi giorni dal voto, di correggere il tiro ricalibrando il messaggio elettorale. Il Chiodi, “inchiodato” alla scrivania e pallida imitazione del Cavaliere, lascia il posto, nel nuovo video, a un Chiodi in movimento e a uno slogan più convincente (“E’ il voto che vale di più”). Un’immagine più dinamica, meno da incumbent e più da sfidante. Nei nuovi manifesti si scelgono gli headlinesUn Abruzzo più forte” e “Un Abruzzo più fiero”. Bisogna ridare “vento” e “forza” al candidato e la nuova campagna coglie nel segno. Chiodi vince sul finale la battaglia degli slogan, dei video e dei manifesti.

 

 

 

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martedì, 09 dicembre 2008

Logos e logo politico. Il problema del simbolo e dei significati trasmessi

costantini depliant
Convention elettorale al Cinema Circus per la presentazione del candidato di coalizione Costantini.
L’occhio del comunicatore legge un’organizzazione all’americana con hostess che consegnano all’ingresso gadgets e spillette del candidato. Poiché il semiologo, ovvero colui che si occupa dei segni (tutto ciò che sta al posto di qualcos’altro), è aduso ad osservare i particolare, non sfugge il fatto che nel materiale propagandistico Costantini appare come il candidato del suo partito: il simbolo scelto è una sezione di triangolo bicolore (verde e……) contenuta in un cerchio: è il richiamo al logo della regione Abruzzo. Il simbolo è troppo geometrico e poco semantico: in altri termini comunica poco o nulla ai suoi interpreti. Esso appare più adatto al branding aziendale o sportivo che alla simbologia partitica che ha bisogno di loghi più identificabili, più suggestivi e comunicativi. Non appare alcun riferimento al Partito Democratico che pure è nella coalizione. Il logo del partito o della coalizione deve tradurre visivamente i valori e le mission che sono alla base degli stessi e, soprattutto, deve essere immediatamente comprensibile dall’elettore. In termini aulici, il logo deve rispecchiare il logos, quello che per gli antichi greci è il discorso della ragione e per i cristiani il principio divino supremo: senza una corrispondenza biunivoca e osmotica tra il simbolo grafico (logo) e il suo significato profondo non si compie il miracolo della comunicazione.
In altri termini il simbolo della coalizione esige una semantica predefinita ovvero deve essere capace di comunicare significati ben precisi: il simbolo sta al posto di quei significati e, a loro volta, quei significati devono trovare la loro quintessenza grafica nel simbolo medesimo. Occorre che nel logo vi sia un’immagine che non imponga un’interpretazione difficile da parte dell’elettore.

Logo a parte, mi è parsa ottima invece la scelta di accogliere l’arrivo di Costantini sul palco con una colonna sonora motivante che naturalmente evoca lo stile delle campagne elettorali americani. La presenza di un pubblico giovane in sala è il segnale che l’effetto Costantini potrebbe essere molto forte presso l’elettorato giovane che potrebbe riconoscersi in un candidato giovane, preparato, “comunicativo”.



dalfonso7D’Alfonso, Costantini e la catarsi politica

Nella convention elettorale del 14 novembre 2008 al Cinema Circus per la presentazione del candidato Carlo Costantini, i primi speaker dell’evento sono coloro che quest’ultimo ha indicato nel listino: personalità provenienti dal mondo della società civile. Durante l’incontro si pone più volte l’accento sul fatto che si tratti un listino depoliticizzato dove sono assenti i cosiddetti politici di professione. D’altro canto l’intera campagna elettorale del centrosinistra si svolge sul filo del rasoio di una comunicazione che, da un lato, deve mostrare il basso livello di contaminazione politica (determinato dall’esclusione di candidati indagati, ancorché elettoralmente forti, e dall’inserimento nel listino di candidati non politici) e, dall’altro, deve persuadere gli elettori che la regione Abruzzo può essere governata solo da una classe politica che abbia già una significativa esperienza di governance dei territori locali. Una strategia cerchiobottista che appare inevitabile in uno scenario elettorale dove il dilemma amletico dell’elettore potrebbe essere: meglio farsi governare da dilettanti non contaminati politicamente ma privi di esperienza o affidarsi a chi sa cosa significa fare la classe dirigente. Del resto le sorti elettorali saranno decise dall’ordine di priorità che i cittadini stabiliranno indirettamente nell’urna: la regione Abruzzo ha più bisogno di onestà e trasparenza oppure di sviluppo e lavoro? Non che onestà amministrativa e capacità politica di governo siano caratteristiche che si escludono a vicenda, ma la storia politica dell’Italia pre-tangentopoli ha insegnato che una classe dirigente tetragona come quella pentapartitica, pur corrotta e poco trasparente, è stata, in molti frangenti, efficace e capace di costruire sviluppo. Ma, per quanto riguarda l’Abruzzo, il problema della bonifica dell’agone politico dai politici di professione non appartiene solo al centrosinistra, ma investe anche la coalizione della PDL. Si tratta, da entrambe le parti, di strategie di rimodulazione del consenso elettorale reso più precario dal clima di qualunquismo e antipolitica che serpeggia da anni nel paese.

L’incontro è continuato con gli interventi di Pino De Dominicis e Luciano D’Alfonso. Il discorso del segretario regionale del PD è apparso muscolare, emotivo, accorato: si è menzionata l’infausta scelta dell’alieno a palazzo di regione e si è affermata la necessità di far sì che l’Abruzzo venga governato da una classe dirigente degna di questo nome che abbia giù maturato esperienze di amministrazione dei territori.
D’Alfonso ha compiuto una scelta comunicativa giusta allorché ha indugiato sul fatto che Costantini fosse stato un candidato emerso da una dialettica dura tra PD e IDV ed ha messo in rilievo come le scelte migliori nascano sempre da conflitti intestini e come esse finiscano con l’essere il distillato di una tenzone politica. Il segretario regionale ha fatto bene a non evitare l’argomento che taluni consideravano scomodo: avrebbe potuto anche non menzionare il parto doloroso col quale si è giunti all’accettazione della candidatura di Costantini. Soffermandosi, invece, sul travaglio e sulle sofferenze maieutiche che hanno condotto alla scelta del candidato di coalizione, D’Alfonso ha compiuto la catarsi, aristotelicamente parlando, dell’evento: parlandone e sottolineando la positività di un candidato designato alla fine di una democratica battaglia politica interna, D’Alfonso ha ricordato a tutti che la politica è anche un processo di incubazione e di selezione dei migliori dal basso. Così facendo D’Alfonso ha lasciato intendere, pur non facendone menzione, che è migliore, dal punto di vista darwinian, la scelta di un Costantini che quella di un Chiodi, avvenuta semplicemente come la designazione da parte di Berlusconi del suo presidente ideale in una terna di papabili.
D’Alfonso ha elogiato la carriera politica di Costantini costellata di esperienze significative che lo hanno reso degno e meritevole di aspirare al ruolo di governatore regionale. L’intervento si è concluso con l’auspicio di una vittoria che preluda a 10 anni di governo regionale da parte di Costantini medesimo.
Infine vi è stato l’intervento dell’on. Carlo Costantini. Si è trattato di un lungo discorso, condotto più con lo stile dell’uomo di partito che espone le sue linee programmatiche che con quello del leader di coalizione. Ma, essendo una convention della coalizione, è giusto che Costantini abbia scelto un tono di voce meno enfatico del solito e un ritmo più pacato. D’altro canto, in altri interventi, ho rilevato che Costantini è molto abile ed efficace nella comunicazione televisiva e mediatica in senso lato: in questo senso è un candidato “mediaticamente” forte e più persuasivo del suo concorrente Chiodi. Costantini ha indicato in modo puntuale ed efficace tutti i punti del suo manifesto programmatico, palesando una profonda conoscenza dei temi strategici del futuro governo regionale. Mi sembra tuttavia che il progetto di Costantini (ammesso che rispecchi in tutto e per tutto quello del PD dato che la convergenza tra PD e IDV è avvenuta in tempi recentissimi, con la conseguenza di due programmi distinti), pur puntuale e lodevole nei contenuti, rischi di apparire troppo “palingenetico”: tutti si augurano un Abruzzo come quello delineato da Costantini ma il buon senso suggerisce ad ogni elettore che non tutto potrà essere realizzato sia per ragioni finanziarie che per problemi di tempistica. Occorre quindi che il candidato Costantini focalizzi, in queste due ultime settimane di campagna elettorale. la sua comunicazione su quei temi che saranno discriminanti e decisivi nell’esito elettorale: sanità, ambiente, onestà dell’amministrare e lavoro. Nessun elettore crede a una terra promessa dove tutto miracolosamente si risolve ma molti elettori possono dare fiducia a progetti politici che esprimano priorità e modi di intervento precisi. Il consiglio è: promettere poco ma spiegare come a quel poco si arriverà.



Non dimenticatevi Internet e gli elettori internauti.

 

 


Il sito del Pd abruzzo (www.pdabruzzo.com) non ha subito evidentemente un make up adatto alla campagna elettorale in corso. A parte il manifesto programmatico pubblicato sul sito (e graficamente impostato in modo poco attraente per il visitatore) e un video del segretario regionale Luciano D’Alfonso, non vi è nulla che costituisca un richiamo alla competizione in corso. E meraviglia osservare che non c’è nemmeno un banner dedicato a Costantini Presidente. Per il resto il sito offre informazioni istituzionali sull’organizzazione regionale del partito. Sarebbe il caso che chi si occupa di comunicazione nel pd si metta subito all’opera per trasformarlo in un sito di marketing elettorale, più incisivo e più focused sulla competizione in corso. Non sono riuscito ad accedere al blog del segretario regionale che naturalmente va subito potenziato. Non dimentichiamo che nell’elettorato cosiddetto indeciso (quello che potrebbe decidere l’esito della competizione) vi è certamente quel segmento corrispondente a quei soggetti che navigano in internet e acquisiscono molte informazioni in rete (l’elettore networked), in genere trentenni e quarantenni, di buona cultura e che, diffidando dei media tradizionali, amano interagire sui blog e sui social network. Un sito efficace e comunicativo gioca sicuramente un ruolo altamente persuasivo nella conquista di questa tipologia di elettorato.



Marino Roselli. Un modello di campagna lunga


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Ho giudicato positivamente la tempistica comunicativa del candidato consigliere Marino Roselli che, sfruttando l’onda delle primarie, è stato tra i primissimi a far uscire manifesti ed affissioni, ben sapendo che la campagna elettorale lunga, in anticipo sugli avversari, è premiante. Gli elettori ricordano meglio i candidati cha appaiono in largo anticipo e non hanno concorrenza comunicativa rispetto ai candidati che si dividono gli spazi comunicativi con decine di altri candidati.
Il claim della campagna (“L’Abruzzo a testa alta”) esprime la dignità dell’impegno personale che vuol essere speso per alzare la testa nonostante le ultime vicende, l’orgoglio di mettere la propria esperienza ancora al servizio della Regione. Questo è il tono giusto che gli slogan di questa campagna elettorale devono avere. Parafrasando e corrompendo Shakespeare, il resto è rumore
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Prof.Franco Forchetti. Docente di Comunicazione ed esperto di comunicazione politica

cell. 3925480636  

postato da: russelco alle ore 05:42 | Permalink | commenti
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