RAI. UN CORPO DIGITALE IN UN’ANIMA ANALOGICA
De Laurentiis per una RAI meno “feudale”
L’ultimo incontro del corso di sensibilizzazione alla politica organizzato dall’Istituto “G. Spataro” di Pescara, diretto da Licio Di Biase, ha visto come tema quello della comunicazione politica.
Alla tavola rotonda conclusiva era presente anche l’Onorevole Rodolfo De Laurentiis, deputato UDC e consigliere di amministrazione della RAI. De Laurentiis ha sollevato il problema del rapporto tra informazione e politica. Non si può più concepire la RAI – argomenta De Laurentiis - come un regno feudale dove ogni attore organizza la propria enclave ideologica e comunicativa: una sorta di spezzatino politico nel quale ogni programma o rete assecondano esclusivamente le proprie linee ideologiche, trascurando quell’elementare prescrizione deontologica che impone neutralità e imparzialità nell’informazione. De Laurentiis individua il nodo gordiano della Rai: si deve continuare a concepire l’azienda pubblica come il territorio di un’inevitabile lottizzazione ideologica o è necessario rimodellare un’informazione meno faziosa, forse più noiosa ma di certo più attendibile?
D’altronde si può, in ultima analisi, accettare l’idea che i talk show politici siano ideologicamente orientati, in nome della libertà di pensiero e rispettando la personalità del conduttore, ma ciò funzionerebbe in un sistema radiotelevisivo dove i vari Santoro, Floris siano controbilanciati da anchorman di differente taglio politico in un gioco di equilibri e di contrappesi. Oppure si deve trasfondere, perfino negli anchorman più schierati, quel codice deontologico che li obblighi a gestire il programma con uno stile equidistante? Un abbonato RAI è legittimato ad obiettare che, pagando il servizio pubblico, lui ha diritto ad un’informazione non schierata ma un altro abbonato replicherebbe che ha il diritto di non annoiarsi in tv e mai e poi mai vorrebbe un’algida informazione televisiva. Si può fare informazione giornalistica in RAI solo con i fatti espellendo le opinioni?
La RAI, come le altre tv, muta il suo corpo: da analogica essa diviene digitale. Ma l’anima sembra non cambiare: feudale e vassallatica. La vexata quaestio è destinata a non essere risolta. Credo che dall’ancienne querelle si possa uscire dando un’occhiata ad un documento redatto da Corrado Calabrò, Presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, in Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, di martedì 17 novembre 2009. Tale documento espone le linee guida del contratto di servizio Rai 2010-2012. Ne riporto alcuni passi in calce al nostro intervento e rinvio al sito dell’Agcom per il testo integrale.
Le prime considerazioni di Calabrò pongono in evidenza la funzione di integrazione e di coesione sociale che la RAI è chiamata a svolgere. D’altronde essa rientra nell’alveo della cosiddetta teoria funzionalista e integrativa dei media secondo la quale questi ultimi svolgono funzioni di continuità, ordine, integrazione, motivazione, guida, socializzazione (R.K Merton, Teoria e struttura sociale, 1957).
Ma si impone una riflessione: dire che la Rai deve perseguire il mantenimento della coesione sociale significa implicitamente che essa non dovrebbe sfornare programmi che alimentino
L’attenzione al soddisfacimento della totalità degli utenti induce, invece, a rivedere il concetto di qualità dell’offerta: i dati auditel ci dicono che c’è una porzione di audience che ama i reality e, se dobbiamo perseguire il fine di accontentare la totalità del pubblico, allora non possiamo eliminare i reality dai palinsesti, ancorché essi non siano espressioni di qualità del servizio pubblico.
Essere Tutto per Tutti. Il Grande Fratello, la badante mediatica.
Del resto lo scrittore Luciano De Crescenzo, alla domanda su cosa pensasse del Grande Fratello, raccontò, spiazzando il giornalista, che una sua vecchia zia, rimasta sola perché nemmeno i suoi nipoti le rendevano visita, ritrovava nei ragazzi del Grande Fratello una sorta di famiglia virtuale che l’aiutava a combattere
Il primo Direttore generale della BBC, John Reith, parlò di una triade che avrebbe dovuto caratterizzare il servizio pubblico: informare, educare e divertire. Ma, come notano molti sociologi della comunicazione, tale triade appartiene alla cosiddetta Paleotelevisione mentre sembra essere negletta nei modelli contemporanei della Neotelevisione.
La Paleotelevisione contemplava una struttura di programmazione ridotta che si coniugava con modelli organizzativi verticistici e con un intento smaccatamente pedagogico; la pubblicità si concentrava nei Carosello e la figura dello spettatore si profilava come quello di un attore passivo.
I generi televisivi potevano essere ricondotti a 4 macro-aree (informazione, intrattimento, cultura, sceneggiato): ogni prodotto televisivo si presentava come ben riconoscibile ed etichettabile. Mentre
Un tale scrisse che la tv italiana è ormai metà degli italiani che intrattiene l’altra metà. Solo una battuta? Non credo. La tv sta diventando un teatro-laboratorio dove i protagonisti sono gli utenti stessi, un rizoma senza più centro e periferia: questo è sicuramente il destino della tv come medium, la sua escatologia naturale. Ma il servizio pubblico televisivo non può essere caotico e rizomatico perché esso, come la politica nel suo senso più alto, dovrebbe giocare un ruolo fondamentale nell’educazione civica, democratica e culturale del paese, al di là delle strategie di audience: in questo senso non si dà buona RAI senza una buona politica e non si può fare buona politica senza plasmare un modello alto di RAI.
Franco Forchetti
Appendice:
Audizione del Presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni
Linee guida del contratto di servizio
2010-2012
Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi
Martedì 17 novembre 2009 – ore 14.00
Le linee- guida
Il contratto di servizio 2010-2012, cui le presenti linee guida sono preordinate, è chiamato ad assolvere ad un compito strategico: traghettare il servizio pubblico generale radiotelevisivo dal sistema analogico al sistema digitale. Questo passaggio, la cui conclusione in Italia è prevista per la fine dell’anno 2012, si colloca nell’ambito del più generale processo di cambiamento delle modalità di fruizione di contenuti audiovisivi e dalla conseguente ridefinizione del “patto comunicativo” tra utente e televisione . Per questa ragione, lungi dall’esaurirsi nella mera dismissione di alcune tecnologie e nell’affermazione di altre, il passaggio al digitale comporta il ripensamento complessivo – e il conseguente ri-posizionamento - della televisione pubblica nel rinnovato sistema mediale nell’ambito delle ben caratterizzate finalità che la legge assegna al servizio pubblico radiotelevisivo . Si tratta di un compito complesso, difficile e inedito; ma è un compito ineludibile.
L’Autorità, nel declinare le nuove linee guida, è partita dall’individuazione di nove compiti prioritari del servizio pubblico, che sono stati così enucleati:
· Fornire ai cittadini una programmazione equilibrata e di qualità ;
· Rappresentare l’Italia in tutte le sue articolazioni territoriali, sociali e culturali;
· Promuovere l’educazione e l’attitudine mentale all’apprendimento e alla valutazione;
· Stimolare l’interesse per la cultura e la creatività, anche valorizzando il patrimonio artistico nazionale;
· Garantire la fruizione gratuita dei contenuti di qualità;
· Promuovere la conoscenza dell’Italia nel mondo e una non superficiale conoscenza del contesto internazionale in Italia;
· Promuovere la diffusione dei principi costituzionali e la consapevolezza dei diritti di cittadinanza e la crescita del senso di appartenenza dei cittadini italiani all’Unione europea;
· Rispecchiare la diversità culturale e multietnica nell’ottica dell’integrazione e della coesione sociale;
· Estendere al maggior numero di cittadini i benefici delle nuove tecnologie, in un contesto innovativo e concorrenziale
Qualità
Nel fissare gli ulteriori obblighi del servizio pubblico, è apparso fondamentale richiamare con forza la concessionaria pubblica ad un recupero della qualità dell’informazione e della programmazione.
Nel panorama sovrabbondante di Internet, una informazione giornalistica di qualità, connotata da orizzonte internazionale, da pluralismo, da completezza, da deontologia professionale, costituisce una esigenza imprescindibile. Le migliori televisioni straniere presentano un’offerta di informazioni di carattere internazionale ricca e un approfondimento qualificato dei temi trattati.
La Rai, pur muovendo da una regolamentazione legislativa comune a tutte le emittenti e fornitori di contenuti che considera l’attività di informazione radiotelevisiva come un servizio di interesse generale, è soggetta ad un concetto di pluralismo più stringente, in considerazione dei particolari obblighi connessi alla prestazione di un pubblico servizio sostenuto da risorse pubbliche e del vasto numero di soggetti raggiunti dalle sue trasmissioni.
E ciò esige un’applicazione attenta della deontologia professionale del giornalista, la cui funzione viene oggi accresciuta per la necessità di approfondire e mettere a fuoco l’informazione, coniugando il principio di libertà con quello di responsabilità, nel rispetto della dignità della persona, rendendo imprescindibile la funzione di garanzia della qualità dell’informazione da parte dei giornalisti del servizio pubblico radiotelevisivo.
In tale contesto l’Autorità ha richiesto che nel Codice Etico della RAI sia recepito il Codice di autoregolamentazione in materia di rappresentazione di vicende giudiziarie nelle trasmissioni radiotelevisive, sottoscritto dalla Concessionaria il 21 maggio 2009, il Codice Tv e Minori e quello sulle trasmissioni di commento agli avvenimenti sportivi. Inoltre la concessionaria è tenuta a varare un codice di buona condotta che contenga previsioni specifiche per i reality.
La qualità dell’offerta deve costituisce un fine strategico anche affinché i cittadini possano percepire la corrispondenza tra il pagamento del canone di abbonamento e la programmazione diffusa dall’azienda incaricata del servizio pubblico radiotelevisivo.
Per questo abbiamo imposto l’obiettivo di un innalzamento degli standard qualitativi delle trasmissioni della Rai chiedendo al servizio pubblico di assicurare un’offerta complessiva gratuita che si rivolga alla società nel suo insieme, tenendo conto anche delle differenze anagrafiche, culturali, sociali, regionali ed etniche della popolazione, e che rispetti i diritti e la dignità delle persone, la coesione sociale, l’armonico sviluppo fisico, psichico e morale del minore e la sensibilità del pubblico, promuovendo la cultura e valorizzando il patrimonio artistico e ambientale a livello nazionale e locale.
L’appiattimento dei generi televisivi causato dalla rincorsa all’audience, fenomeno che non ha eguali negli altri Paesi europei, ha infatti portato negli anni alla perdita di alcuni generi tipici del servizio pubblico radiotelevisivo e a un generale appiattimento delle trasmissioni su un livello di corrività. Per invertire tale tendenza va favorita da parte della concessionaria la trasmissione di programmi che per lo più non rientrano nell’offerta delle emittenti commerciali, anche attraverso la predisposizione di un piano strategico per il recupero dei generi culturali di “nicchia”, compresi il teatro, la musica sinfonica, la lirica, nelle tre reti generaliste, diversificando e segmentando l’audience, e connotando anche i generi di più largo consumo, quali fiction ed intrattenimento, da caratteri di qualità, innovatività e originalità.
E ciò è necessario anche in relazione alla tendenza sempre più accentuata verso l’interattività delle trasmissioni televisive, che induce i telespettatori ad una selezione più mirata ancorché di meno diffusa fruizione. E’ questa, invero, la tendenza della quale la televisione generalista deve tener conto per evitare ch’essa trovi soddisfazione solo nei canali a pagamento , accessibili solo dagli abbienti, lasciando a se stessa prevalentemente la parte inerte della programmazione.
Ma la qualità deve essere anche misurata e verificata.
Abbiamo chiesto alla Rai di continuare nella realizzazione di un sistema di valutazione della qualità dell’offerta perché il cosiddetto “Qualitel” rimane un obiettivo prioritario che la concessionaria pubblica è tenuta a realizzare.
A questo proposito voglio evidenziare che sul tema del Qualitel l’Autorità in questi anni si è sempre impegnata, prevedendo già nella linee guida emanate nel 2006, propedeutiche al contratto di servizio 2007-2009, l’istituzione di un organismo indipendente con il compito di misurare la qualità dei programmi, poi costituitosi nei primi mesi di vigenza del contratto di servizio.
Rispetto ad alcune polemiche che ci sono state nei giorni scorsi sulla stampa, voglio anche chiarire che la previsione di un organismo indipendente, peraltro già vigente da un biennio, riguarda esclusivamente la qualità dell’offerta di programmi e non l’informazione radiotelevisiva.
Le nuove linee guida rafforzano l’indipendenza del Comitato, il quale sarà nominato dall’Autorità d’intesa con il Ministero. Esse prevedono, inoltre, che il Comitato sia dotato dei mezzi organizzativi necessari al suo funzionamento e che i risultati delle rilevazioni dovranno essere rese pubbliche, anche per rispettare pienamente l’art. 48, comma 1, del Testo Unico della radiotelevisione, secondo il quale la verifica dell’effettiva prestazione del servizio pubblico deve poter tenere conto “dei parametri di qualità del servizio e degli indici di soddisfazione degli utenti definiti nel contratto ..[di servizio]”. La Rai, inoltre, dovrà consultare periodicamente le associazioni dei consumatori sul grado di soddisfazione degli utenti. Inoltre vi saranno obblighi di rendicontazione trimestrali da parte della concessionaria alle autorità incaricate della vigilanza sul rispetto degli obblighi di pubblico servizio, sullo sviluppo del sistema di valutazione della qualità dell’offerta e sui risultati conseguiti.
Questi rafforzamenti sono anche volti ad per evitare che vi sia uno stallo nelle attività di realizzazione del Qualitel , cosa che ha comportato l’apertura di un’istruttoria da parte dell’Autorità per verificare l’inadempimento dell’obbligo di servizio pubblico rispetto all’attuale contratto di servizio.
Trasparenza del canone
Altro obiettivo che sta a cuore all’Autorità è quello della trasparenza dei programmi finanziati dal canone. Le linee guida prevedono che il contratto di servizio, definisca con chiarezza le classi dei programmi televisivi e radiofonici finanziati dal canone e i tempi minimi da attribuire a ciascun genere di servizio pubblico. Generi che le linee guida , secondo una classificazione non esaustiva, individuano in :
· Informazione e approfondimento (politica, economica, culturale, di attualità nazionale, locale ed internazionale, sportiva)
· Educazione e formazione
· Promozione culturale, italiana ed europea
· Comunicazione sociale
· Trasmissioni per i minori
Per consentire un maggior grado di verifica ed anche di conoscenza pubblica, la Rai sarà inoltre tenuta ad individuare i singoli programmi di servizio pubblico finanziati dal canone e quelli finanziati dalla pubblicità.
Infine, per migliorare la trasparenza nella gestione economico-finanziaria del servizio pubblico, la RAI dovrà fornire adeguata comunicazione, anche attraverso il proprio sito web, circa le percentuali di allocazione del canone di abbonamento tra le principali voci connesse all’adempimento dei compiti di servizio pubblico, quali la programmazione televisiva di servizio pubblico, la programmazione radiofonica di servizio pubblico, il sistema di valutazione della qualità dell’offerta, lo sviluppo delle nuove tecnologie, le quote europee e produttori indipendenti, i minori, le iniziative per le persone con disabilità sensoriali.
Innovazione tecnologica
Come ho detto all’inizio, uno degli obiettivi strategici del servizio pubblico è rappresentato dall’innovazione tecnologica, al fine di estendere il più possibile alla popolazione i vantaggi dei nuovi servizi audiovisivi e di informazione e farsi promotore dei benefici prodotti dalle tecnologie emergenti.
Il progressivo spegnimento del segnale analogico per aree tecniche omogenee (switch-off regionali) ha avuto e avrà ricadute inevitabili sulla popolazione, che deve dotarsi della apparecchiature necessarie e risintonizzare le apparecchiature. Il
L’Autorità ha seguito e segue con la massima attenzione questo processo e non ha mancato di rivolgere pressanti inviti alla Rai a coinvolgere adeguatamente gli utenti di volta in volta interessati dalla transizione fornendo ogni opportuna conoscenza sulle modalità del processo in atto e sugli eventuali, momentanei, disservizi ed offrendo assistenza ai propri abbonati anche attraverso servizi di call center e numeri verdi gratuiti.
Proprio in occasione dello switch-off della capitale, data l’imponenza dell’utenza coinvolta, la Rai è stata invitata dall’Autorità a potenziare al massimo l’informazione di servizio, oltre alla campagna di comunicazione effettuata attraverso gli spot e i testimonial dei vari programmi.
Per consentire una copertura integrale della popolazione, le linee guida prevedono che l’intera programmazione della Rai, nella fase di passaggio dalle trasmissioni in tecnologia analogica a quella digitale, sia visibile su tutte le piattaforme tecnologiche, limitando al massimo il criptaggio delle trasmissioni di servizio pubblico diffuse in simulcast . E’ un aspetto che l’Autorità giudica di fondamentale importanza per l’utente ed in merito al quale non ha mancato di aprire apposita istruttoria , in occasione del lancio della piattaforma Tivùsat.
Al riguardo dovranno anche essere previste forme di facilitazioni della visione dei programmi di servizio pubblico alle comunità italiane residenti dall’estero.
In via più generale, la Rai dovrà, se possibile, accelerare il processo di transizione, in quanto un’anticipazione della data dello spegnimento finale del segnale analogico produrrebbe effetti positivi sia in termini di riduzione dei costi della transizione sia, soprattutto, in termini di riduzione del divide tra le aree territoriali all digital e quelle destinate a passare al digitale per ultime , come la Sicilia e la Calabria.
Altro importante obbligo sarà quello di sviluppare la programmazione finanziata dal canone anche sui nuovi canali digitali in chiaro, secondo la percentuale che verrà fissata dal contratto di servizio .
Conformemente alle scelte strategiche delle migliori televisioni pubbliche europee, alla Rai è stato chiesto di avviare progressivamente la trasmissione di tre programmi in Alta Definizione (HD) , a sperimentare le nuove evoluzioni dello standard DVB-T, quali il DVB-T2, e a sviluppare concretamente le trasmissioni in DVB-H, secondo un articolato progetto stabilito dal contratto di servizio.
Inoltre, la Rai dovrà realizzare una piattaforma dedicata alla Web Tv.
Non è stata dimenticata la radiofonia digitale, al cui sviluppo di mercato la Rai dovrà concretamente contribuire secondo la regolamentazione che sta per essere emanata dall’Autorità dopo aver sentito tutti gli attori del sistema.
Così come dovranno essere implementate le trasmissioni relative a servizi di pubblica utilità e quelle del canale Isoradio per le informazioni sul traffico sulle reti autostradali e sulle principali vie di comunicazione, mantenendo tale canale privo di pubblicità.
Neutralità competitiva
Secondo gli indirizzi della Commissione europea che prima ho ricordato, le emittenti di servizio pubblico devono utilizzare le possibilità offerte dalla digitalizzazione e dalla diversificazione delle piattaforme di distribuzione “su base tecnologica neutra, a vantaggio della società “.
Nel rispetto del principio di neutralità tecnologica , la Rai potrà consentire la messa a disposizione della propria programmazione di servizio pubblico finanziata dal canone a tutte le piattaforme commerciali che ne faranno richiesta nell’ambito di negoziazioni eque, trasparenti e non discriminatorie, e sulla base di condizioni verificate dalle Autorità competenti.
Quote europee e produttori indipendenti
Sul fronte della produzione indipendente e quote europee, l’Autorità quest’anno ha profuso un grande impegno approvato la nuova regolamentazione sui criteri di attribuzione di quote di diritti residuali derivanti dalla limitazione temporale dei diritti di utilizzazione televisiva (delibera n. 60/09/CSP del 22 aprile 2009), che, ispirandosi alle regolamentazione dei Paesi europei più impegnati sulla materia (Francia e UK), prevede una più equa ripartizione dei diritti e la trasparenza nella negoziazione tra broadcasters e produttori indipendenti . Tale regolamentazione troverà applicazione anche nei confronti della Rai, la quale sarà tenuta ad adottare un apposito codice di autoregolamentazione da sottoporre alla preventiva approvazione dell’Autorità.
Inoltre, la Rai dovrà istituire un sistema interno di monitoraggio per la verifica del rispetto delle quote europee e dei produttori indipendenti previste dalla legge e sarà tenuta a rendere noti, ogni anno , i dati preventivi e consuntivi di bilancio relativi agli investimenti in prodotti audiovisivi italiani ed europei, suddivisi e distinti per genere (film, fiction, documentari, opere di animazione per l’infanzia) .
Infine, per favorire la crescita del sistema industriale nazionale, la Rai dovrà promuovere forme di coproduzioni tra produttori indipendenti italiani ed europei .
Minori
L’impegno in materia di tutela dei minori rappresenta per l’Autorità un obiettivo prioritario. La Rai dovrà evitare la messa in onda di programmi contenenti scene di violenza gratuita o episodi che possano creare loro turbamento, non solo nelle fasce orarie dalle ore 16 alle ore 20, ma in tutta la programmazione destinata ad una visione familiare compresa tra le ore 7 e le ore 22,30.
Inoltre, dovrà armonizzare il sistema di segnaletica attualmente in uso con un sistema di segnaletica della programmazione relativa ai film, alla fiction, ai cartoni animati e all’intrattenimento basato sulle fasce di visione per tutti, sconsigliato ai minori di anni 12 e sconsigliato ai minori di anni 16 , previa consultazione con l’Autorità e con il Comitato “media e minori”. Particolari segnaletiche dovranno essere adottate per eventuali trasmissioni dedicate alla fascia 0-3 anni .
E’, inoltre, richiesto il rigoroso rispetto delle quote di programmazione dedicate ai minori e agli adolescenti, non solo nelle fasce 16-20, ma anche in altre fasce giornaliere, in relazione alle abitudini di audience.
Disabili
Per i cittadini con disabilità sensoriali la Rai dovrà rendere fruibili tutti i generi della programmazione, compresa l’informazione, nazionale e locale, e l’approfondimento informativo, attraverso un congruo incremento delle misure attualmente fissate dal contratto di servizio . Il programma di implementazione delle misure per i disabili dovrà essere reso pubblico ogni anno , così come sul proprio sito Internet la Rai dovrà indicare le modalità di fruizione dei programmi per i non udenti e per i non vedenti.
Conclusioni
Le linee guida passano ora al Ministero, dovendo esse costituire la base del nuovo contratto di servizio, sul cui schema codesta Commissione dovrà pronunciarsi.
Siamo ad uno snodo cruciale del ruolo del servizio pubblico radiotelevisivo: per conservare la giustificazione della sua ragion d’essere nel nuovo panorama multimediale, la Rai deve essere al passo con i cambiamenti della tv del futuro.
La necessità che il servizio pubblico continui ad esistere non è messa in discussione dalle nuove realtà tecnologiche, ma per rispondere positivamente alla domanda se sia ancora necessario il servizio pubblico radiotelevisivo e se questo debba essere ancora finanziato dallo Stato, ne va, innanzitutto, riaffermata la missione nel solco della giurisprudenza costituzionale che prima ho ricordato.
Il gusto si evolve anche in relazione all’offerta televisiva. C’è bisogno di una TV sganciata dal rapporto compulsivo audience-pubblicità, e questa TV non può non essere, in primis, il servizio pubblico. Per questo, come Autorità, abbiamo chiesto il recupero dei generi di servizio pubblico e un serio ed effettivo sistema di misurazione della qualità, così come la trasparenza nell’indicare ciò che è servizio pubblico ed è finanziato dal canone, e ciò che è programmazione commerciale, finanziata dalla pubblicità. La televisione è lo specchio in cui una società si riconosce. Una televisione senza qualità è come una città senza concerti, senza spettacoli teatrali, senza opere architettoniche, scultoree, pittoriche, senza storia, senza libri.
Non è nella possibilità dell’Autorità cambiare il modo di fare contenuti, ma nei limiti delle sue competenze essa può fare quantomeno da pungolo costante perché l’incremento della qualità della programmazione rientri in primo luogo nella missione del servizio pubblico. Convinti, come siamo, di un positivo effetto di fertilizzazione verso gli altri produttori di contenuti (effetto che ad oggi, semmai, c’e’ stato al contrario).
La qualità richiede tempo ma poi, col tempo, lavora dentro, trasforma il modo di produrre e fruire dei contenuti. Quando entra in circolo qualità chiama qualità.
Il Contratto di servizio che sarà portato al vostro esame, se rispetterà gli obiettivi della linee guida, potrà segnare un passo avanti verso tali obiettivi, nel quadro della normativa vigente. E’ sui contenuti che si giocherà la partita del futuro così come sull’adeguamento tecnologico. Solo così la televisione potrà confermarsi non solo mezzo di diffusione di massa ma strumento fondamentale al servizio della collettività e del progresso civile.
Corrado Calabrò
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L’Abruzzo crocevia della politica nazionale
D’altro canto i sondaggi dell’istituto Crespi (www.crespiricerche.it) sulle intenzioni di voto nel mese di novembre a livello nazionale rivelano una flessione di 1,5 punti percentuali del PDL rispetto al mese precedente (anche se il Popolo della Libertà fa registrare comunque una crescita di consenso rispetto alle elezioni politiche), mentre sulla sponda PD lo stesso istituto segnala in novembre una ripresa lieve dei consensi (che comunque non riesce a riportare il PD ai livelli delle politiche), subito smentita da un recentissimo sondaggio dell’ISPO di Mannheimer che rivela un crollo del partito di Veltroni dal 30 al 27% con circa un milione di voti persi in due settimane a causa della questione morale. Sempre per l’ISPO il PDL rimane il primo partito al 39% mentre impressiona la crescita di Di Pietro che raggiunge quasi l’8% dei consensi. Ovviamente non vengono divulgati sondaggi ufficiali sulle elezioni abruzzesi ma voci di corridoio danno un Costantini in forte recupero sull’avversario, benché si abbia la sensazione che in Abruzzo PD e IDV facciano campagne “parallele” ma non “convergenti”: il valore aggiunto della campagna lunga di Costantini, se sommato alla crescita nazionale dell’IDV, comincia a preoccupare il PDL, perché in tal modo si vanifica il crollo di consensi per il PD. Se a ciò si aggiunge il rischio di un forte livello di astensione elettorale – che storicamente tende a penalizzare più il centrodestra che il centrosinistra – si comprende come fosse inevitabile una discesa in campo forte del Cavaliere in terra d’Abruzzo.



In casa PDL, nel frattempo, qualcuno si è accorto che la campagna di comunicazione non sembra portare i frutti sperati e così si decide, a pochi giorni dal voto, di correggere il tiro ricalibrando il messaggio elettorale. Dalla campagna soft e di understatement della prima fase si passa ad una comunicazione più energica. Il Chiodi, “inchiodato” alla scrivania e pallida imitazione del Cavaliere, lascia il posto, nel nuovo video, a un Chiodi in movimento e a uno slogan più convincente (“E’ il voto che vale di più”). Un’immagine più dinamica, meno da incumbent e più da sfidante. Nei nuovi manifesti si scelgono gli headlines “Un Abruzzo più forte” e “Un Abruzzo più fiero”. Bisogna ridare “vento” e “forza” al candidato e la nuova campagna coglie nel segno, esaltata dall’effetto carismatico sull’elettorato indeciso che la crociata d’Abruzzo del Cavaliere ha sicuramente generato.
COSTANTINI, CHIODI E DE LAURENTIIS.
L’uno contro tutti del candidato alla presidenza della Regione Abruzzo per l’UDC-UDEUR, Rodolfo De Laurentiis, svoltosi su RETE 8 nella sera di giovedì 26 novembre, ha fatto capire che De Laurentiis avrebbe potuto essere un eccellente governatore regionale, se soltanto fosse stato il candidato di un’alleanza più larga e se soltanto il destino delle elezioni regionali (ma non solo regionali) non fosse legato a logiche di scelta bipolare. De Laurentiis conosce bene i temi dello sviluppo economico e della governance territoriale e dimostra di non volere necessariamente cavalcare i tormentoni di questa campagna elettorale (che riflettono sì i problemi reali e cruciali dell’Abruzzo ma che rischiano, laddove divengano egemoni, di monopolizzare il dibattito): dalla riorganizzazione della sanità alla riduzione del deficit al riassetto amministrativo alla trasparenza del governo regionale .De Laurentiis insiste, invece, sul fatto che la vera sfida è quella di far ripartire lo sviluppo, attraendo nuove imprese, con provvedimenti di fiscalità di vantaggio per i territori dell’entroterra e mediante l’istituzione dell’Agenzia di Sviluppo Regionale: un tema poco “mediatico” in queste elezioni, che però, adombra un problema reale: quello del lavoro. Nessuno può negare che il collasso dell’occupazione in Abruzzo può essere scongiurato solo da una politica di crescita economica e sviluppo del territorio
Il simbolo che non c’è e la campagna “iocentrica” ad alta densità di contenuti. La campagna di Costantini
Un uomo solo al comando
“No, we can’t”. Il vento di Obama non è arrivato in Abruzzo. La partita comunicativa del PD
Ritorno a Jurassic Park. Il deserto creativo
“Non fermare il candidato in movimento”. La lezione di Michele Russo
Andiamo ad analizzare, quindi, alcune campagne di comunicazione che ci sembrano emblematiche in tal senso e che brillano nella notte della comunicazione elettorale abruzzese. Quella del candidato consigliere per il Partito Democratico, Marino Roselli, ha sapientemente sfruttato l’onda delle elezioni primarie del PD: Roselli è stato tra i primissimi a far uscire manifesti ed affissioni, ben sapendo che la campagna elettorale lunga, in anticipo sugli avversari, è premiante. Gli elettori ricordano meglio i candidati cha appaiono in largo anticipo e non hanno concorrenza comunicativa rispetto ai candidati che si dividono gli spazi comunicativi con decine di altri candidati. Il claim della campagna di affissioni (“L’Abruzzo a testa alta”), esprime la dignità dell’impegno personale che vuol essere speso per alzare la testa nonostante le ultime vicende, l’orgoglio di mettere ancora la propria esperienza al servizio della Regione. Lo slogan della cartellonistica è corroborato da un altro claim che appare nei pieghevoli e nei santini (“L’impegno di sempre per l’Abruzzo di domani”) che associa l’idea di un candidato forte della sua esperienza amministrativa e istituzionale con quella della consapevolezza della sfida per il futuro. Per quanto riguarda la scelta dei colori del materiale pubblicitario, Roselli opta per il bianco e per il celeste: forse, per mera casualità, il celeste “roselliano” è molto simile a quello usato nel simbolo del PDL (dove appunto compare la scritta “Il Popolo della Libertà). Il messaggio sembra rientrare nell’archetipo della pubblicità mitica in quanto si pone l’accento sull’orgoglio e sulla fierezza, solo in parte mitigati dall’elemento “referenziale “ dell’impegno: parafrasando il titolo di un fortunato libro della Fallaci, si potrebbe dire “L’impegno e l’orgoglio”.
La campagna di comunicazione più originale è sicuramente quella di Alfredo Castiglione, candidato consigliere per il PDL, che sceglie una comunicazione pseudo-mistica con evocazioni evangeliche. Nel manifesto Castiglione è in postura pseudo-papale, quasi in atto benedicente, mentre una folla enorme appare alle sue spalle. Il viso è sorridente e la citazione è naturalmente quella del Vangelo . In luogo dell'evangelico "chi mi ama mi segua" (anche se, a onore del vero storico, nel Vangelo secondo Matteo Gesù non pronuncia esattamente queste parole che sono il frutto invece di una rielaborazione successiva) Castiglione sceglie un "chi Si ama mi segua" con un gioco comunicativo poco incline al politichese e che richiama alla mente, oltre che il testo evangelico, una nota e
Fa molto bene, invece, Enrico Paolini, candidato consigliere per il PD, a sceglierne solo due: “deciso” e “capace”. Il claim è “l’onestà premia”. C’è una coerenza tra la comunicazione elettorale di Paolini e il suo modus operandi che potrebbe giocare un ruolo di moltiplicatore del consenso elettorale. Il ruolo di Presidente vicario della Giunta Regionale è stato svolto e interpretato da Paolini, dal 14 luglio ad oggi, in modo volitivo e deciso malgrado il clima fosse difficile: la scelta di rivendicare con determinazione, all’interno della campagna elettorale, i risultati conseguiti per l’Abruzzo in questi mesi di “vicariato” rappresenta, oltreché, naturalmente, un elemento di coerenza etico-individuale, un modello di comunicazione che, in uno scenario dominato da parole logore e slogan improbabili, potrebbe essere recepito positivamente dall’elettorato desideroso di una comunicazione volitiva e poco incline all’utopia. Siamo di fronte, in questo caso, ad una pubblicità politica di tipo essenzialmente referenziale (si pone l’accento sul saper fare e sul decisionismo del personaggio Paolini), anche se la scelta di utilizzare una fotografia a tutto campo dove Paolini appare in modo informale (camicia bianca e senza cravatta) con uno sguardo sereno ma determinato suggerisce un’interpretazione del messaggio anche in chiave “sostanziale”: viene fuori, visivamente parlando, la presenza fisica di Paolini, il suo “corpo” e il suo “viso” di candidato. Eccellente la scelta del color rosso per lo slogan “l’onestà premia” e per il cognome del candidato che, oltre ad evocare la radice politica di Paolini, dà al manifesto maggiore icasticità.
Analizziamo il manifesto del candidato consigliere per il PDL Nazario Pagano. Sullo sfondo si vedono il mare e i gabbiani che planano sulle onde. Accanto al volto sorridente del candidato campeggia lo slogan “Torniamo a volare” scritto in caratteri arancioni. Grafica e colori sono il frutto di una scelta felice. Il celeste del cielo, che copre sullo sfondo la parte superiore dell’immagine, che pian piano tramuta nel bianco sottostante, svolge un effetto “relax” sullo spettatore (corroborato dal colore arancione del claim che, notoriamente, evoca stati d’animo rilassati) che si combina con un effetto “sognante”. C’è, dal punto di visto semiotico, il topic (o tema) del volo, rappresentato linguisticamente dallo slogan (e naturalmente dal simbolo di coalizione) e visivamente dai gabbiani. “Atmosfera libera e rilassante”, “libertà di volare”, “libertà di sognare”: ecco lo spettro semantico della campagna di Pagano ovvero l’insieme dei significati e dei concetti portanti della sua campagna. Il candidato appare sorridente e volitivo: ottima la scelta di non fargli indossare la giacca. Perché un candidato in camicia bianca e cravatta appare molto più informale e meno “politico” di un candidato in giacca: lo stile è decisamente americano. Tuttavia a noi sembra che la scelta dello slogan non abbia tenuto conto della temperie abruzzese (disoccupazione dilagante, sfiducia nelle istituzioni e deficit sanitario, perdita di competitività in una regione) e abbia giocato troppo al rilancio. Si sarebbe potuto puntare su uno slogan meno marcatamente ottimistico come ad esempio “Libertà e sviluppo per l’Abruzzo” che si sarebbero sintonizzati comunque con il visual della campagna. Del resto la campagna regionale del PDL è partita con i manifesti che esponevano il claim “Rialzati, Abruzzo”, ricalcato sul fortunato slogan nazionale “Rialzati, Italia”: l’idea di riproporre in chiave locale tali slogan è stata eccellente e si confaceva al clima elettorale abruzzese. E naturalmente tra “rialzarsi” e “volare” intercorre una bella differenza: esiste, dunque, una discrasia comunicativa tra la campagna regionale del PDL e quella dell’aspirante consigliere Pagano. Ma crediamo di intuire che la scelta comunicazionale di Pagano, eccellente su versante del lay out, sia stata costruita sulla falsariga di molte campagne nazionali di comunicazione di Berlusconi fondate sull’elaborazione di messaggi altamente motivazionali e su strategie di generazione mediatica dell’ottimismo. Staremo a vedere se la scommessa di Pagano di puntare sull’ottimismo, assimilando la lezione di Berlusconi, sarà premiante in questa sfida elettorale nella quale la grande sfida, a livello comunicativo, sarà tra messaggi pragmatici e messaggi utopico-motivazionali.
LA RABBIA
“CHE OGNUNO SI SENTA CANDIDATO”. IL TEMPO, LO SVILUPPO E 
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