venerdì, 24 luglio 2009

berlusconi2In attesa che l'antiberlusconismo divenga disciplina olimpica nella quale possano cimentarsi veterani ex membri del PCUS, intellettuali della prima ora, intellettuali relativisti ma fondamentalisti solo nei confronti di Sua Emittenza, scapoli dalla mente eccelsa e zitelle senza buco, è fuor di dubbio che esso è assurto ormai a dignità di scienza. Giunge voce che alcuni atenei siano in procinto di inaugurare cattedre di Fenomenologia del Berlusconismo, di Letterature comparate di scritti antisilvici, di Teoria e tecniche del giornalismo antiberlusconico e di Filosofia immorale.

E' innegabile, altresì, che l'antiberlusconismo, ormai materia accademica nonché argomento da bar dello sport, abbia assunto negli anni molteplici forme: da principio l'antiberlusconismo si sostanziava nella tediosa e veneranda questione del conflitto di interessi e nella consunta argomentazione della discesa in campo come foriera di nuove ricchezze per il Cavaliere. Una volta chiaro che proprio la discesa in campo del Cavaliere fece crollare il sogno di Silvio di dedicarsi anima e corpo a fare di Mediaset un colosso mondiale della comunicazione (come invece è riuscito a Murdoch e alla sua Sky) e che quindi semmai Berlusconi ci ha rimesso nel fare politica, l'antiberlusconismo ha cavalcato allo sfinimento l'argomento delle leggi ad personam, dimenticando che la storia italiana è costellata di poteri costituiti che emanano norme consustanziali al potere e che quindi nihil sub sole novi.

La nostra democrazia è ancora troppo giovane e acerba per aspettarsi un Potere che non venga viziato dalla tentazione di normare a suo favore. Poi l'antiberlusconismo è diventato antigerontocrazia. Berlusconi non andava più bene perché, come Prodi, già vecchio ed espressione delle élites gerontocratiche. Da capo di una democrazia del denaro Berlusconi a capo di una democrazia personalistica a supremo reggente di una gerontocrazia. Ma l'antiberlusconismo, come l'araba fenice, non muore mai e trova un'ulteriore ipostasi: Berlusconi è oggi vittima dell'ennesima malcelata accusa. Quella di essere il reggente di una Pornocrazia. Il vile e squallido tentativo di deteriorarne l'immagine politica, indugiando morbosamente sui particolari della sua vita sessuale, ponendolo nella cattiva luce di un leader libertino e licenzioso.

Ma mai come ora l'antiberlusconismo ha perduto smalto e linfa: divenuto grottesco e impotente, esso deride la presunta esuberanza sessuale del Premier, dimenticando che la cultura nazionale (non quella delle élites, ma quella nazional-popolare, quella definibile, semioticamente, come cultura media) se ne infischia della vita sessuale degli uomini di potere e, ammesso che se ne interessi, è sempre pronta a premiare il più spavaldo e il più coraggioso. L'antiberlusconismo è ormai morente, destinato a diventare archeologia di se stesso, e, allorché il Cavaliere sarà lontano dalla scena politica, ci si chiede che fine faranno i suoi nemici pieni di livore che, non avendo più l'antico nemico che dava loro senso, faranno i conti con la loro essenza che non c'è.

Franco Forchetti

domenica, 05 luglio 2009

MEDITAZIONI SULLA DEMOCRAZIA

 

Le recenti vicende sembrano invocare una riflessione dei pochi e dei molti sulla natura dello stato e sul senso della democrazia. E' giusto riformare una carta costituzionale che non è più specchio dei tempi: serve però un'evoluzione e non un'involuzione statolatrica o governocentrica. Il Parlamento serve ancora? Naturalmente sì e serve più che mai. Il gioco degli equilibri di potere deve mantenersi intatto: la democrazia è l'effetto di un precario equilibrio tra i poteri, non un dato di partenza. Mi chiedo altresì se in questo momento storico servano governi decisionisti e unilaterali o governi di larghe intese. Siamo sicuri che in tempi oscuri come questi il decisionismo governocentrico sia da preferirsi alla mediazione interpartitica e interclassista. La fine del leaderismo coinciderà con l'eclisse di Berlusconi. D'Alema invoca la fine del leaderismo ma scongiura un ritorno alla partitocrazia. La Politica governerà, almeno in questa fase storica, l'Economia. La tigre della globalizzazione ha ritrovato colui che la tiene al guinzaglio. Meditiamo.

Prof. Franco Forchetti

forchetti@gmail.com

postato da: russelco alle ore 02:32 | Permalink | commenti (1)
categoria:democrazia, costituzione, berlusconi, partiti, dalema