venerdì, 13 febbraio 2009

media1Parafrasando John Lennon che diceva che la vita è quello che ti succede mentre fai altri progetti, possiamo dire che la politica prende strade che non immaginava di imboccare mentre faceva altri progetti. Cosa accade dunque in questo principio di 2009, in questo annus horribilis di crisi economica e di sconforto nazionale?

La risposta è semplice. Accade di tutto. E tutto accade in modo veloce pronto ad essere consumato, metabolizzato e dimenticato. E’ l’effetto frullato dei media. Chi si occupa di mezzi di comunicazione sa che esiste un fenomeno, chiamato agenda setting, secondo il quale i media stabiliscono gli argomenti e i temi di cui tutti noi dobbiamo parlare. In altri termini, i problemi posti dai media diventano i nostri problemi. E dalle stanze della tv i temi dell’agenda setting scendono nei bar e negli autogrill del paese.

E così tutti noi, alle nostre tavole o al bar, parliamo di Eluana, della vita, della morte, di Berlusconi e del Presidente della Repubblica, di decreti legge, di crisi economica, di Mentana che si dimette perché il Grande Fratello purtroppo fa più ascolti della vicenda Englaro. E tutti noi facciamo fatica a trovare il bandolo della matassa e a trovare il filo rosso di queste vicende che fanno tremar le vene e i polsi.

Il problema che mi pongo non è tanto quello di entrare nel merito di tali fatti che hanno occupato i media negli ultimi giorni, quanto quello di capire il rapporto che c’è tra il paese e i media medesimi. E’ sempre la comunicazione al centro di tutto. Anche se non ce ne accorgiamo, ma, non  a caso, i media sono anche “persuasori occulti”. Solo che non devono persuadere su alcunché di predeterminato perché i media non complottano ma frullano e miscelano.

Ma facciamo ordine negli eventi. Entriamo nel 2009 in incipiente crisi economica e con un paese alle corde. Berlusconi sa che, nonostante il governo goda del consenso dell’opinione pubblica, il vero spettro da temere è la disoccupazione dilagante che rischia di portare in piazza migliaia di persone tra primavera ed autunno. E le elezioni di Primavera si giocheranno anche su questo fronte. Ed è sensato credere che il Governo dovrà agire su più scenari se vuol mantenere autorevolezza e gradimento nel paese. Il problema è che sembrerebbe che convenga non stabilire delle priorità poiché giova al Governo non essere misurabile su una sola sfida ma su sfide multiple. In altri termini se io, governando, mi gioco tutto sulla sfida della ripresa e dell’occupazione, rischio di vincere o perdere tutto in quella sfida. Se, invece, io dico al paese che occorre combattere la crisi economica, realizzare il federalismo fiscale, proporre la riforma della giustizia, rivoluzionare la pubblica amministrazione, ventilare riforme costituzionali in senso presidenziale, aumento le probabilità che in qualche sfida esca vincitore. Credo, però, che sia una virtù di questo governo la capacità di essere riformistico e decisionista in modo multipolare, ma ciò non esclude che forse occorrerebbe una strategia riformistica meno compulsiva e più spalmata nel tempo.

Ed è in questo vortice di riforme annunciate e poste in essere che si giunge alla vicenda Englaro. Non penso che Berlusconi fosse in malafede e volesse strumentalizzare tale vicenda per scatenare, come qualcuno ha ipotizzato, un attacco al Colle, ma ritengo che il Cavaliere, come spesso gli accade nel bene e nel male, abbia agito d’istinto, in modo emotivo, come appunto un cavaliere medievale che vuol salvare una vita, quella di Eluana. E non credo che Berlusconi sia stato così machiavellico da pensare che ergendosi a paladino della vita avrebbe aumentato il suo consenso nel paese. Lo ha fatto, assecondando il suo istinto, la sua intelligenza emotiva, la sua etica ed il risultato è stato, al di là delle intenzioni, quello di diventare nell’immaginario collettivo il Presidente della Vita. Non credo nemmeno che con il suo decreto legge volesse mettere in difficoltà il Quirinale e creare un antecedente che potesse giustificare una futuribile campagna di riforma presidenziale. Ha fatto un decreto ipotizzando che il Colle lo avrebbe controfirmato. Così non è stato. E ciò ha generato il malcelato conflitto istituzionale. Ora i problemi sostanziali che tali vicende pongono sono i seguenti: un problema giuridico-istituzionale (un decreto legge può opporsi ad una sentenza della magistratura? esiste una gerarchia delle leggi?); un problema giuridico-sostanziale (il caso Englaro solleva una problematica che non può essere demandata ai giudici ma che ha bisogno di una sistemazione normativa); un problema etico (dove inizia e dove finisce la vita? Può qualcuno altro decidere per la nostra vita?); un problema medico (dove finisce la terapia e inizia l’accanimento terapeutico?); un problema socio-assistenziale (come assistere e sostenere le centinaia di famiglie che devono accudire persone che versano nelle medesime condizioni di Eluana); un problema culturale (qual è la legge migliore in uno stato laico che storicamente e culturalmente è anche culla del cattolicesimo? Come convivono laicismo e pensiero cristiano nel cittadino italiano? ).

Poche volte era accaduto che la triste vicenda di una paziente in stato vegetativo si trasformasse nel conflitto tra istituzioni, rispolverando l’antica diatriba tra morale laica e cristiana, e divenisse, addirittura, luogo di scontro tra maggioranza e opposizione in ordine alla difesa della costituzione e della democrazia.

Ma fin qui parliamo della sostanza dei problemi in gioco. Il mondo della comunicazione non è interessato al nocciolo della questione e non ha tempo a disposizione per affrontare temi così complessi. Esso fagocita, metabolizza e restituisce tutto con il suo essere onnivoro al di là del bene e del male: esso proietta nella mente e nell’immaginario del cittadino medio un caleidoscopio di fatti. Il Cavaliere che polemizza col Quirinale ergendosi a difensore di una vita, il Partito Democratico che insorge contro il Presidente del Consiglio paventando un attacco alla Costituzione, la Lega che difenda la legge delle leggi, Fini che prende le distanze da Berlusconi, un Oscar Luigi Scalfaro che si mostra preoccupato per la democrazia,  la sfida intellettuale tra i fautori della Vita e i fautori della buona morte, Mentana che si indigna perché il Grande Fratello non viene interrotto in nome dell’audience, il problema del testamento biologico. Francamente troppo per ciascuno di noi. Non abbastanza per il Media-Mondo che ci suggerisce ciò che dobbiamo pensare e ciò di cui dobbiamo parlare. Almeno per qualche giorno. Poi esso cambierà argomenti e detterà l’agenda del nostro cervello.

 

Prof. Franco Forchetti

Esperto di comunicazione politica

postato da: russelco alle ore 03:10 | Permalink | commenti (1)
categoria:dio , media, comunicazione, berlusconi, quirinale, agenda setting, eluana, englaro, forchetti
domenica, 21 dicembre 2008

 

 DALLA “COSA” DI OCCHETTO ALL’AMALGAMA MALRIUSCITO

 

bologninaUna riunione di Direzione PD che si annunciava come il luogo della notte dei lunghi coltelli, come il campo di battaglia tra forze che finalmente uscivano allo scoperto. Tanto da meritare un popolo di internauti pronti a seguire l’evento in diretta web. Se Dante raccontava nella Divina Commedia della profezia del Veltro (la riforma o il personaggio che dovevano combattere la Lupa, simbolo di molti vizi), la profezia “democratica” del Veltroni sembrava destinata al suo non-compimento e, in ragione degli ultimi eventi di corruzione che hanno coinvolto alcune giunte del PD, pareva che la Lupa (cupidigia e altri vizi), inizialmente scacciata dal Veltro nell’Inferno, fosse tornata per spingere il Veltro  medesimo verso gli inferi. Ma così non è stato. Almeno finora.

Magma sotterraneo pronto a fuoriuscire? Resa dei conti procrastinata? Tentativo di far cuocere Veltroni nel proprio brodo e speranza della morte per entropia di Walter?

Comunque sarà, sembrava che la riunione si fosse conclusa senza fuochi di artificio e senza colpo di scena finale. Mancata cronaca di un “golpe” anti-veltroniano annunciato. Ma ecco il colpo di genio. Ma ecco l’apocalypsis ovvero la “rivelazione”. Un semiologo o un critico d’arte direbbero: “Dio si rivela nel particolare” oppure, a voler essere laicisti, “la verità si manifesta in ciò che non sembra importante”. Ecco la Veritas del centrosinistra occultata in due parole pronunciate, en passant, come se nulla fosse, da D’Alema. Tutte le hanno sentite ma non le hanno davvero “ascoltate”. Nessuno ha compreso che tutta la storia del PD e tutto il suo futuro sono condensati, come nell’ aleph borgesiano che racchiude l’universo tutto, nelle due parole: “amalgama malriuscito”. Si crede che l’inconscio a volte si manifesti inavvertitamente nel conscio. L’inconscio del Partito Democratico è emerso, direbbe Freud, nella scelta delle due mirabili parole. Tutta la storia di un partito politico, del suo simbolo e della sua fusione a freddo con un’altra storia e un altro simbolo.

L’Amalgama Malriuscito è il ritorno sotto mentite spoglie della Cosa di Occhetto. Allorché il PCI si accingeva a cambiare nome e si preparava alla svolta della Bolognina, non si parlava che della “Cosa”, di quella misteriosa entità verso la quale avrebbe dovuto evolvere il PCI. E poi giunse il Partito Democratico della Sinistra, la “gioiosa macchina da guerra” sconfitta da un altra misteriosa e potente coppia di termini “Forza Italia”. E poi arrivarono i Democratici di Sinistra. E poi fu  la volta dell’Ulivo. Ed infine fu recuperato il vecchio sogno veltroniano: il partito democratico all’americana. DS e Margherita, in un processo celere e indolore, si sciolsero nel Partito Democratico. Se molti avevano pianto alla Bolognina (e si trattava solo di cambiare nome e rinnegare un certo passato), a maggior ragione avrebbero dovuto strapparsi le vesti all’idea di auto estinguersi confluendo in un “american dream” come il Partito Democratico. Invece nulla. Fusione a freddo.  “Prima uniamoci. Poi cercheremo di capire chi siamo, i nostri valori e come farli coesistere”. Anni fa sarebbe stata impresa titanica quella di immaginare una simile fusione tra un partito di tradizione comunista e un partito di ispirazione cattolica. Invece il Partito Democratico nacque senza doglia della madre e ansia del padre. Nato senza traumi e già felice, sarebbe stato destinato a “scontare la morte vivendo”. Come quei bambini che, appena nati, sembrano intelligentissimi e sanno già in quale direzione camminare, finché al compimento del primo anno cominciano a deludere tutti perché appaiono meno intelligenti e soprattutto mostrano di non sapere più dove andare. Ora, secondo Wikipedia, si definisce amalgama una lega contenente mercurio. Il termine deriva dal latino medievale amàlgama, usato in alchimia, e deformazione, per mediazione araba, del greco málagma (= impasto tenero), dal verbo greco malásso (= io rammollisco). Un impasto tenero appunto. Come se qualcuno avesse impastato il tutto senza solidificarlo, senza renderlo “duro”, senza creare una base “identitaria”, un nucleo forte di valori (raccomandabile sia per un partito che per un brand). Appunto. Un “amalgama malriuscito”. L’ erede della Cosa occhettiana o se si preferisce la sua ultima mutazione alchemica. Aspettando che gli Alchimisti del Partito Democratico ne facciano un Golem portentoso. Sempreché il Golem non si rivolti contro di loro. I teologi del medioevo parlavano di adunatio sine confusione quando dovevano spiegare come la creatura si smarrisca nella divinità: in termini grossolani possiamo tradurre con “uniamoci ma senza confonderci”. Oggi sarebbe davvero un bel consiglio per un Partito Democratico travolto dalla questione morale che ha bisogno di distinguere le anime al proprio interno e di capire qual è l’anima più nera e quale quella più candida.

amalgama

 

Prof. Franco Forchetti

Docente di Comunicazione ed esperto di Comunicazione politica

Profilo su www.digitlearning.com