martedì, 16 dicembre 2008

Articolo pubblicato sul quotidiano Abruzzo Liberale (www.abruzzoliberale.it) il 12 dicembre 2008

 

 

 

Cambio di rotta e Chiodi vince la sfida della comunicazione

 

      La soft campaigning della I fase

 

chiodi casa abruzzoCambio di strategia comunicativa in corso per Chiodi. A pochi giorni dalla chiusura della campagna elettorale la soft campaigning issa lo spinnaker e prende vento.

Nella fase 1 della comunicazione il PDL sceglie il claimil presidente” che, peraltro, rappresenta un leitmotiv di diverse campagne di comunicazione regionale (simile allo slogan “Il Presidente c’è”, scelto da Enzo Ghigo, governatore uscente di Regione Piemonte, alle Regionali piemontesi del 2005, quando questi sfidò senza successo il candidato del centrosinistra Mercedes Bresso): con la differenza che, mentre Ghigo vestiva i panni dell’incumbent ovvero del presidente uscente, Chiodi non è, nei fatti, un vero e proprio incumbent, avendo alle spalle solo l’esperienza di governo del comune di Teramo. Ma lo slogan preponderante nella campagna elettorale di Chiodi è “Casa Abruzzo. Si governa tutti insieme”: concepito probabilmente con l’intento di far apparire Chiodi come una sorta di “presidente-buon padre di famiglia” che reggerà le sorti della regione chiedendo agli elettori di partecipare attivamente al governo della stessa.

Quando nella pubblicità e nella comunicazione si usa il termine “casa”, si sa che si sta sfruttando un topos della persuasione pubblicitaria: il “dove c’è Barilla, c’è casa” è assurto a vero e proprio tormentone entrato a far parte dell’immaginario collettivo e dei nostri comuni modi di dire. Ed è naturale supporre che chi ha pensato lo slogan di Chiodi abbia voluto giocare sulla capacità del termine “casa” di evocare significati ed emozioni agli elettori. Si voleva far percepire una nuova idea di regione:  non già come palazzo del Potere ma come grande casa dei cittadini. L’idea avrebbe potuto essere efficace in un contesto politico ed emotivo diverso da quello in cui versa l’Abruzzo. Il PDL avrebbe potuto sfruttare meglio il clima creato dalle vicende del 14 luglio, elaborando una comunicazione più forte e aggressiva. Invece ha scelto una linea morbida, rassicurante che, come si notava altrove, stride con l’efficace campagna “Rialzati Abruzzo”. Il pay offsi governa tutti insieme” rischia di essere percepito in modo neutro e poco emotivo. Nelle ultime settimane, accanto al claim “Casa Abruzzo”, è apparso sovente quello di “Cantiere Abruzzo”, con il risultato di contrapporre due slogan che, a livello subliminale, collidono. E’ vero che una casa nasce da un cantiere, ma un conto è dire “facciamo il cantiere Abruzzo per far rialzare la regione” e un conto è dire “governiamo tutti in casa Abruzzo”: nel primo caso ci si propone come coloro che arrivano e salvano l’Abruzzo, marcando la differenza col precedente governo; nel secondo si punta sì su una visione democratico-partecipativa della governance ma si smorza l’effetto di contrapposizione alla giunta uscente. E non dimentichiamo che il PDL è pur sempre lo sfidante, il challenger, per dirla in termini velici, che avrebbe dovuto condurre una campagna elettorale all’attacco. Più efficace è lo slogan esortativo “Stai con Gianni Chiodi” che spezza la linea soft della campagna e punta alla personalizzazione delle scontro politico.

D’altro canto non si può negare che la campagna comunicativa è coerente con il profilo di personalità politica di Gianni Chiodi: il tono “familiare”, “moderato” e “democratico-partecipativo” degli slogan è in sintonia con l’understatement del candidato. Chiodi è sicuramente percepito dall’elettorato medio come un amministratore eccellente, dai modi signorili e dallo stile moderato, che coniuga cultura economica e umanistica. Anche nei confronti televisivi Chiodi appare cortese, pacato nell’eloquio e poco proclive alla polemica feroce: un gentleman della politica che rivendica a se stesso il fatto di non parlare male degli avversari (diversamente da quanto fa Costantini che esercita sistematica la vis polemica) e di volersi occupare solo della sfida ai problemi della regione Abruzzo. Un personaggio politico oscillante tra lo stile comunicativo di basso profilo di Chiamparino (all’epoca della sua candidatura a sindaco di Torino) e il proverbiale understatement di Gianni Letta: paradossalmente lontano, quindi, dallo stile del Cavaliere. Solo negli spot video Gianni Chiodi sceglie di imitare lo stile televisivo di Berlusconi, facendosi riprendere seduto dietro una scrivania. Ma mancano sia il sorriso smagliante del Cavaliere (che, fuor di ironia, ha sempre rappresentato un elemento vincente nel suo modo di far comunicazione) sia la stanza di lavoro del medesimo. L’arredamento del set televisivo di Chiodi sembra evocare più lo studio di un libero professionista che la stanza di comando di un leader. Il tono è amichevole, quasi fraterno, corroborato dal messaggio che incita l’elettore a dare il suo contributo per la “casa Abruzzo” e dallo slogan per cui “si governa tutti insieme”.  Lo spot rischia di essere percepito come una pallida imitazione degli spot nazionali di Silvio Berlusconi. Tuttavia si può ipotizzare, senza entrare nel merito della vicenda, che il caso del video “tutti i giovani del presidente”, assurto alle cronache nazionali, abbia contribuito a rendere più mediatico il personaggio Chiodi, rendendolo più popolare e sottraendolo al limbo “buonista” determinato dai toni moderati della campagna comunicativa posta in essere: cosicché l’effetto di amplificazione mediatica ha fatto sì che “tutti i giovani del presidente” diventassero “tutti gli articoli sul presidente”. Ma, esulando da tale evento, non si può negare che la campagna di Chiodi è stata svolta nel segno dell’understatement. Un understatement forse compensato sia da una più energica strategia di canvassing del candidato sia dalle campagne, più convincenti, di alcuni esponenti di Alleanza Nazionale  (si è già parlato dell’efficace e originale campagna di Alfredo Castiglione).

 

       Il simbolo che non c’è. La campagna di Costantini

 

costantini depliantIl simbolo scelto da Costantini, invece, è una sezione di triangolo bicolore (verde e azzurro) contenuta in un cerchio e all’interno di questo due headlinesCostantini Presidente” e “Dalla parte dei cittadini”: è il richiamo al logo della regione Abruzzo. Un simbolo troppo geometrico e poco semantico (ovvero poco comunicativo dal punto di vista dei significati) che appare più adatto al branding aziendale o sportivo che alla simbologia partitica che ha bisogno, invece, di loghi più identificabili e suggestivi. Non appare alcun riferimento al Partito Democratico che pure è nella coalizione: forse perché la corsa di Costantini per la Regione è iniziata prima della celebrazione delle nozze difficili con il PD. Costantini sceglie, alla stregua di quello che fece Riccardo Illy, candidato alla Presidenza del Friuli-Venezia Giulia alle elezioni del 2003, una campagna ad “alta densità di contenuti”. Anche se spesso Costantini sembra fare “ipercomunicazione” cercando di riempire il suo spazio comunicativo con troppi contenuti, rischiando sia un effetto di overloading (sovraccarico) della memoria dell’elettore, sia un effetto di overclaiming (eccesso di promesse elettorali).

 

 

        E’ la campagna che “vale di più

 

5x3 chiodi 2 campagna6x3-piu-fiero chiodiIn casa PDL, nel frattempo, qualcuno si è accorto che la campagna di comunicazione non sembra portare i frutti sperati e così si decide, a pochi giorni dal voto, di correggere il tiro ricalibrando il messaggio elettorale. Il Chiodi, “inchiodato” alla scrivania e pallida imitazione del Cavaliere, lascia il posto, nel nuovo video, a un Chiodi in movimento e a uno slogan più convincente (“E’ il voto che vale di più”). Un’immagine più dinamica, meno da incumbent e più da sfidante. Nei nuovi manifesti si scelgono gli headlinesUn Abruzzo più forte” e “Un Abruzzo più fiero”. Bisogna ridare “vento” e “forza” al candidato e la nuova campagna coglie nel segno. Chiodi vince sul finale la battaglia degli slogan, dei video e dei manifesti.

 

 

 

Prof. Franco Forchetti

Esperto di Comunicazione politica

Docente di Comunicazione

Profilo professionale su www.digitlearning.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

martedì, 09 dicembre 2008

Logos e logo politico. Il problema del simbolo e dei significati trasmessi

costantini depliant
Convention elettorale al Cinema Circus per la presentazione del candidato di coalizione Costantini.
L’occhio del comunicatore legge un’organizzazione all’americana con hostess che consegnano all’ingresso gadgets e spillette del candidato. Poiché il semiologo, ovvero colui che si occupa dei segni (tutto ciò che sta al posto di qualcos’altro), è aduso ad osservare i particolare, non sfugge il fatto che nel materiale propagandistico Costantini appare come il candidato del suo partito: il simbolo scelto è una sezione di triangolo bicolore (verde e……) contenuta in un cerchio: è il richiamo al logo della regione Abruzzo. Il simbolo è troppo geometrico e poco semantico: in altri termini comunica poco o nulla ai suoi interpreti. Esso appare più adatto al branding aziendale o sportivo che alla simbologia partitica che ha bisogno di loghi più identificabili, più suggestivi e comunicativi. Non appare alcun riferimento al Partito Democratico che pure è nella coalizione. Il logo del partito o della coalizione deve tradurre visivamente i valori e le mission che sono alla base degli stessi e, soprattutto, deve essere immediatamente comprensibile dall’elettore. In termini aulici, il logo deve rispecchiare il logos, quello che per gli antichi greci è il discorso della ragione e per i cristiani il principio divino supremo: senza una corrispondenza biunivoca e osmotica tra il simbolo grafico (logo) e il suo significato profondo non si compie il miracolo della comunicazione.
In altri termini il simbolo della coalizione esige una semantica predefinita ovvero deve essere capace di comunicare significati ben precisi: il simbolo sta al posto di quei significati e, a loro volta, quei significati devono trovare la loro quintessenza grafica nel simbolo medesimo. Occorre che nel logo vi sia un’immagine che non imponga un’interpretazione difficile da parte dell’elettore.

Logo a parte, mi è parsa ottima invece la scelta di accogliere l’arrivo di Costantini sul palco con una colonna sonora motivante che naturalmente evoca lo stile delle campagne elettorali americani. La presenza di un pubblico giovane in sala è il segnale che l’effetto Costantini potrebbe essere molto forte presso l’elettorato giovane che potrebbe riconoscersi in un candidato giovane, preparato, “comunicativo”.



dalfonso7D’Alfonso, Costantini e la catarsi politica

Nella convention elettorale del 14 novembre 2008 al Cinema Circus per la presentazione del candidato Carlo Costantini, i primi speaker dell’evento sono coloro che quest’ultimo ha indicato nel listino: personalità provenienti dal mondo della società civile. Durante l’incontro si pone più volte l’accento sul fatto che si tratti un listino depoliticizzato dove sono assenti i cosiddetti politici di professione. D’altro canto l’intera campagna elettorale del centrosinistra si svolge sul filo del rasoio di una comunicazione che, da un lato, deve mostrare il basso livello di contaminazione politica (determinato dall’esclusione di candidati indagati, ancorché elettoralmente forti, e dall’inserimento nel listino di candidati non politici) e, dall’altro, deve persuadere gli elettori che la regione Abruzzo può essere governata solo da una classe politica che abbia già una significativa esperienza di governance dei territori locali. Una strategia cerchiobottista che appare inevitabile in uno scenario elettorale dove il dilemma amletico dell’elettore potrebbe essere: meglio farsi governare da dilettanti non contaminati politicamente ma privi di esperienza o affidarsi a chi sa cosa significa fare la classe dirigente. Del resto le sorti elettorali saranno decise dall’ordine di priorità che i cittadini stabiliranno indirettamente nell’urna: la regione Abruzzo ha più bisogno di onestà e trasparenza oppure di sviluppo e lavoro? Non che onestà amministrativa e capacità politica di governo siano caratteristiche che si escludono a vicenda, ma la storia politica dell’Italia pre-tangentopoli ha insegnato che una classe dirigente tetragona come quella pentapartitica, pur corrotta e poco trasparente, è stata, in molti frangenti, efficace e capace di costruire sviluppo. Ma, per quanto riguarda l’Abruzzo, il problema della bonifica dell’agone politico dai politici di professione non appartiene solo al centrosinistra, ma investe anche la coalizione della PDL. Si tratta, da entrambe le parti, di strategie di rimodulazione del consenso elettorale reso più precario dal clima di qualunquismo e antipolitica che serpeggia da anni nel paese.

L’incontro è continuato con gli interventi di Pino De Dominicis e Luciano D’Alfonso. Il discorso del segretario regionale del PD è apparso muscolare, emotivo, accorato: si è menzionata l’infausta scelta dell’alieno a palazzo di regione e si è affermata la necessità di far sì che l’Abruzzo venga governato da una classe dirigente degna di questo nome che abbia giù maturato esperienze di amministrazione dei territori.
D’Alfonso ha compiuto una scelta comunicativa giusta allorché ha indugiato sul fatto che Costantini fosse stato un candidato emerso da una dialettica dura tra PD e IDV ed ha messo in rilievo come le scelte migliori nascano sempre da conflitti intestini e come esse finiscano con l’essere il distillato di una tenzone politica. Il segretario regionale ha fatto bene a non evitare l’argomento che taluni consideravano scomodo: avrebbe potuto anche non menzionare il parto doloroso col quale si è giunti all’accettazione della candidatura di Costantini. Soffermandosi, invece, sul travaglio e sulle sofferenze maieutiche che hanno condotto alla scelta del candidato di coalizione, D’Alfonso ha compiuto la catarsi, aristotelicamente parlando, dell’evento: parlandone e sottolineando la positività di un candidato designato alla fine di una democratica battaglia politica interna, D’Alfonso ha ricordato a tutti che la politica è anche un processo di incubazione e di selezione dei migliori dal basso. Così facendo D’Alfonso ha lasciato intendere, pur non facendone menzione, che è migliore, dal punto di vista darwinian, la scelta di un Costantini che quella di un Chiodi, avvenuta semplicemente come la designazione da parte di Berlusconi del suo presidente ideale in una terna di papabili.
D’Alfonso ha elogiato la carriera politica di Costantini costellata di esperienze significative che lo hanno reso degno e meritevole di aspirare al ruolo di governatore regionale. L’intervento si è concluso con l’auspicio di una vittoria che preluda a 10 anni di governo regionale da parte di Costantini medesimo.
Infine vi è stato l’intervento dell’on. Carlo Costantini. Si è trattato di un lungo discorso, condotto più con lo stile dell’uomo di partito che espone le sue linee programmatiche che con quello del leader di coalizione. Ma, essendo una convention della coalizione, è giusto che Costantini abbia scelto un tono di voce meno enfatico del solito e un ritmo più pacato. D’altro canto, in altri interventi, ho rilevato che Costantini è molto abile ed efficace nella comunicazione televisiva e mediatica in senso lato: in questo senso è un candidato “mediaticamente” forte e più persuasivo del suo concorrente Chiodi. Costantini ha indicato in modo puntuale ed efficace tutti i punti del suo manifesto programmatico, palesando una profonda conoscenza dei temi strategici del futuro governo regionale. Mi sembra tuttavia che il progetto di Costantini (ammesso che rispecchi in tutto e per tutto quello del PD dato che la convergenza tra PD e IDV è avvenuta in tempi recentissimi, con la conseguenza di due programmi distinti), pur puntuale e lodevole nei contenuti, rischi di apparire troppo “palingenetico”: tutti si augurano un Abruzzo come quello delineato da Costantini ma il buon senso suggerisce ad ogni elettore che non tutto potrà essere realizzato sia per ragioni finanziarie che per problemi di tempistica. Occorre quindi che il candidato Costantini focalizzi, in queste due ultime settimane di campagna elettorale. la sua comunicazione su quei temi che saranno discriminanti e decisivi nell’esito elettorale: sanità, ambiente, onestà dell’amministrare e lavoro. Nessun elettore crede a una terra promessa dove tutto miracolosamente si risolve ma molti elettori possono dare fiducia a progetti politici che esprimano priorità e modi di intervento precisi. Il consiglio è: promettere poco ma spiegare come a quel poco si arriverà.



Non dimenticatevi Internet e gli elettori internauti.

 

 


Il sito del Pd abruzzo (www.pdabruzzo.com) non ha subito evidentemente un make up adatto alla campagna elettorale in corso. A parte il manifesto programmatico pubblicato sul sito (e graficamente impostato in modo poco attraente per il visitatore) e un video del segretario regionale Luciano D’Alfonso, non vi è nulla che costituisca un richiamo alla competizione in corso. E meraviglia osservare che non c’è nemmeno un banner dedicato a Costantini Presidente. Per il resto il sito offre informazioni istituzionali sull’organizzazione regionale del partito. Sarebbe il caso che chi si occupa di comunicazione nel pd si metta subito all’opera per trasformarlo in un sito di marketing elettorale, più incisivo e più focused sulla competizione in corso. Non sono riuscito ad accedere al blog del segretario regionale che naturalmente va subito potenziato. Non dimentichiamo che nell’elettorato cosiddetto indeciso (quello che potrebbe decidere l’esito della competizione) vi è certamente quel segmento corrispondente a quei soggetti che navigano in internet e acquisiscono molte informazioni in rete (l’elettore networked), in genere trentenni e quarantenni, di buona cultura e che, diffidando dei media tradizionali, amano interagire sui blog e sui social network. Un sito efficace e comunicativo gioca sicuramente un ruolo altamente persuasivo nella conquista di questa tipologia di elettorato.



Marino Roselli. Un modello di campagna lunga


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Ho giudicato positivamente la tempistica comunicativa del candidato consigliere Marino Roselli che, sfruttando l’onda delle primarie, è stato tra i primissimi a far uscire manifesti ed affissioni, ben sapendo che la campagna elettorale lunga, in anticipo sugli avversari, è premiante. Gli elettori ricordano meglio i candidati cha appaiono in largo anticipo e non hanno concorrenza comunicativa rispetto ai candidati che si dividono gli spazi comunicativi con decine di altri candidati.
Il claim della campagna (“L’Abruzzo a testa alta”) esprime la dignità dell’impegno personale che vuol essere speso per alzare la testa nonostante le ultime vicende, l’orgoglio di mettere la propria esperienza ancora al servizio della Regione. Questo è il tono giusto che gli slogan di questa campagna elettorale devono avere. Parafrasando e corrompendo Shakespeare, il resto è rumore
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Prof.Franco Forchetti. Docente di Comunicazione ed esperto di comunicazione politica

cell. 3925480636  

postato da: russelco alle ore 05:42 | Permalink | commenti
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