Logos e logo politico. Il problema del simbolo e dei significati trasmessi

Convention elettorale al Cinema Circus per la presentazione del candidato di coalizione Costantini.
L’occhio del comunicatore legge un’organizzazione all’americana con hostess che consegnano all’ingresso gadgets e spillette del candidato. Poiché il semiologo, ovvero colui che si occupa dei segni (tutto ciò che sta al posto di qualcos’altro), è aduso ad osservare i particolare, non sfugge il fatto che nel materiale propagandistico Costantini appare come il candidato del suo partito: il simbolo scelto è una sezione di triangolo bicolore (verde e……) contenuta in un cerchio: è il richiamo al logo della regione Abruzzo. Il simbolo è troppo geometrico e poco semantico: in altri termini comunica poco o nulla ai suoi interpreti. Esso appare più adatto al branding aziendale o sportivo che alla simbologia partitica che ha bisogno di loghi più identificabili, più suggestivi e comunicativi. Non appare alcun riferimento al Partito Democratico che pure è nella coalizione. Il logo del partito o della coalizione deve tradurre visivamente i valori e le mission che sono alla base degli stessi e, soprattutto, deve essere immediatamente comprensibile dall’elettore. In termini aulici, il logo deve rispecchiare il logos, quello che per gli antichi greci è il discorso della ragione e per i cristiani il principio divino supremo: senza una corrispondenza biunivoca e osmotica tra il simbolo grafico (logo) e il suo significato profondo non si compie il miracolo della comunicazione.
In altri termini il simbolo della coalizione esige una semantica predefinita ovvero deve essere capace di comunicare significati ben precisi: il simbolo sta al posto di quei significati e, a loro volta, quei significati devono trovare la loro quintessenza grafica nel simbolo medesimo. Occorre che nel logo vi sia un’immagine che non imponga un’interpretazione difficile da parte dell’elettore.
Logo a parte, mi è parsa ottima invece la scelta di accogliere l’arrivo di Costantini sul palco con una colonna sonora motivante che naturalmente evoca lo stile delle campagne elettorali americani. La presenza di un pubblico giovane in sala è il segnale che l’effetto Costantini potrebbe essere molto forte presso l’elettorato giovane che potrebbe riconoscersi in un candidato giovane, preparato, “comunicativo”.
D’Alfonso, Costantini e la catarsi politica
Nella convention elettorale del 14 novembre 2008 al Cinema Circus per la presentazione del candidato Carlo Costantini, i primi speaker dell’evento sono coloro che quest’ultimo ha indicato nel listino: personalità provenienti dal mondo della società civile. Durante l’incontro si pone più volte l’accento sul fatto che si tratti un listino depoliticizzato dove sono assenti i cosiddetti politici di professione. D’altro canto l’intera campagna elettorale del centrosinistra si svolge sul filo del rasoio di una comunicazione che, da un lato, deve mostrare il basso livello di contaminazione politica (determinato dall’esclusione di candidati indagati, ancorché elettoralmente forti, e dall’inserimento nel listino di candidati non politici) e, dall’altro, deve persuadere gli elettori che la regione Abruzzo può essere governata solo da una classe politica che abbia già una significativa esperienza di governance dei territori locali. Una strategia cerchiobottista che appare inevitabile in uno scenario elettorale dove il dilemma amletico dell’elettore potrebbe essere: meglio farsi governare da dilettanti non contaminati politicamente ma privi di esperienza o affidarsi a chi sa cosa significa fare la classe dirigente. Del resto le sorti elettorali saranno decise dall’ordine di priorità che i cittadini stabiliranno indirettamente nell’urna: la regione Abruzzo ha più bisogno di onestà e trasparenza oppure di sviluppo e lavoro? Non che onestà amministrativa e capacità politica di governo siano caratteristiche che si escludono a vicenda, ma la storia politica dell’Italia pre-tangentopoli ha insegnato che una classe dirigente tetragona come quella pentapartitica, pur corrotta e poco trasparente, è stata, in molti frangenti, efficace e capace di costruire sviluppo. Ma, per quanto riguarda l’Abruzzo, il problema della bonifica dell’agone politico dai politici di professione non appartiene solo al centrosinistra, ma investe anche la coalizione della PDL. Si tratta, da entrambe le parti, di strategie di rimodulazione del consenso elettorale reso più precario dal clima di qualunquismo e antipolitica che serpeggia da anni nel paese.
L’incontro è continuato con gli interventi di Pino De Dominicis e Luciano D’Alfonso. Il discorso del segretario regionale del PD è apparso muscolare, emotivo, accorato: si è menzionata l’infausta scelta dell’alieno a palazzo di regione e si è affermata la necessità di far sì che l’Abruzzo venga governato da una classe dirigente degna di questo nome che abbia giù maturato esperienze di amministrazione dei territori.
D’Alfonso ha compiuto una scelta comunicativa giusta allorché ha indugiato sul fatto che Costantini fosse stato un candidato emerso da una dialettica dura tra PD e IDV ed ha messo in rilievo come le scelte migliori nascano sempre da conflitti intestini e come esse finiscano con l’essere il distillato di una tenzone politica. Il segretario regionale ha fatto bene a non evitare l’argomento che taluni consideravano scomodo: avrebbe potuto anche non menzionare il parto doloroso col quale si è giunti all’accettazione della candidatura di Costantini. Soffermandosi, invece, sul travaglio e sulle sofferenze maieutiche che hanno condotto alla scelta del candidato di coalizione, D’Alfonso ha compiuto la catarsi, aristotelicamente parlando, dell’evento: parlandone e sottolineando la positività di un candidato designato alla fine di una democratica battaglia politica interna, D’Alfonso ha ricordato a tutti che la politica è anche un processo di incubazione e di selezione dei migliori dal basso. Così facendo D’Alfonso ha lasciato intendere, pur non facendone menzione, che è migliore, dal punto di vista darwinian, la scelta di un Costantini che quella di un Chiodi, avvenuta semplicemente come la designazione da parte di Berlusconi del suo presidente ideale in una terna di papabili.
D’Alfonso ha elogiato la carriera politica di Costantini costellata di esperienze significative che lo hanno reso degno e meritevole di aspirare al ruolo di governatore regionale. L’intervento si è concluso con l’auspicio di una vittoria che preluda a 10 anni di governo regionale da parte di Costantini medesimo.
Infine vi è stato l’intervento dell’on. Carlo Costantini. Si è trattato di un lungo discorso, condotto più con lo stile dell’uomo di partito che espone le sue linee programmatiche che con quello del leader di coalizione. Ma, essendo una convention della coalizione, è giusto che Costantini abbia scelto un tono di voce meno enfatico del solito e un ritmo più pacato. D’altro canto, in altri interventi, ho rilevato che Costantini è molto abile ed efficace nella comunicazione televisiva e mediatica in senso lato: in questo senso è un candidato “mediaticamente” forte e più persuasivo del suo concorrente Chiodi. Costantini ha indicato in modo puntuale ed efficace tutti i punti del suo manifesto programmatico, palesando una profonda conoscenza dei temi strategici del futuro governo regionale. Mi sembra tuttavia che il progetto di Costantini (ammesso che rispecchi in tutto e per tutto quello del PD dato che la convergenza tra PD e IDV è avvenuta in tempi recentissimi, con la conseguenza di due programmi distinti), pur puntuale e lodevole nei contenuti, rischi di apparire troppo “palingenetico”: tutti si augurano un Abruzzo come quello delineato da Costantini ma il buon senso suggerisce ad ogni elettore che non tutto potrà essere realizzato sia per ragioni finanziarie che per problemi di tempistica. Occorre quindi che il candidato Costantini focalizzi, in queste due ultime settimane di campagna elettorale. la sua comunicazione su quei temi che saranno discriminanti e decisivi nell’esito elettorale: sanità, ambiente, onestà dell’amministrare e lavoro. Nessun elettore crede a una terra promessa dove tutto miracolosamente si risolve ma molti elettori possono dare fiducia a progetti politici che esprimano priorità e modi di intervento precisi. Il consiglio è: promettere poco ma spiegare come a quel poco si arriverà.
Non dimenticatevi Internet e gli elettori internauti.
Il sito del Pd abruzzo (www.pdabruzzo.com) non ha subito evidentemente un make up adatto alla campagna elettorale in corso. A parte il manifesto programmatico pubblicato sul sito (e graficamente impostato in modo poco attraente per il visitatore) e un video del segretario regionale Luciano D’Alfonso, non vi è nulla che costituisca un richiamo alla competizione in corso. E meraviglia osservare che non c’è nemmeno un banner dedicato a Costantini Presidente. Per il resto il sito offre informazioni istituzionali sull’organizzazione regionale del partito. Sarebbe il caso che chi si occupa di comunicazione nel pd si metta subito all’opera per trasformarlo in un sito di marketing elettorale, più incisivo e più focused sulla competizione in corso. Non sono riuscito ad accedere al blog del segretario regionale che naturalmente va subito potenziato. Non dimentichiamo che nell’elettorato cosiddetto indeciso (quello che potrebbe decidere l’esito della competizione) vi è certamente quel segmento corrispondente a quei soggetti che navigano in internet e acquisiscono molte informazioni in rete (l’elettore networked), in genere trentenni e quarantenni, di buona cultura e che, diffidando dei media tradizionali, amano interagire sui blog e sui social network. Un sito efficace e comunicativo gioca sicuramente un ruolo altamente persuasivo nella conquista di questa tipologia di elettorato.
Marino Roselli. Un modello di campagna lunga

Ho giudicato positivamente la tempistica comunicativa del candidato consigliere Marino Roselli che, sfruttando l’onda delle primarie, è stato tra i primissimi a far uscire manifesti ed affissioni, ben sapendo che la campagna elettorale lunga, in anticipo sugli avversari, è premiante. Gli elettori ricordano meglio i candidati cha appaiono in largo anticipo e non hanno concorrenza comunicativa rispetto ai candidati che si dividono gli spazi comunicativi con decine di altri candidati.
Il claim della campagna (“L’Abruzzo a testa alta”) esprime la dignità dell’impegno personale che vuol essere speso per alzare la testa nonostante le ultime vicende, l’orgoglio di mettere la propria esperienza ancora al servizio della Regione. Questo è il tono giusto che gli slogan di questa campagna elettorale devono avere. Parafrasando e corrompendo Shakespeare, il resto è rumore.
Prof.Franco Forchetti. Docente di Comunicazione ed esperto di comunicazione politica
cell. 3925480636
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